PMI

Cosa ne so io delle PMI che lavorano in ambito IT? Se posso esprimere la mia, sapendo di ottenere un riscontro positivo anche dal mio ex-referente per il cliente, tante volte si fa dell’informatica un mezzo per realizzare un sogno con le fattezze di un carro armato per dover schiacciare un moscerino.

Forse manca della fede in quello che può fare il tecnico, come sempre del resto, nella maggior parte degli ambiti in cui si richiede l’ausilio di una figura che tecnicamente conosca l’implementazione e la risoluzione di un’attività definita. O più semplicemente si parla per ignoranza, in barba alla funzionalità esasperata della riga di comando, in favore della civetteria via browser.

In soldoni, partendo dal front-end andando verso il back-end, HTML, JavaScript (nelle sue librerie più disparate), XML, Java, C# ed SQL, potrebbero benissimamente essere sfoltiti togliendo tutta la parte di FE quando c’è da realizzare un’applicazione di controllo e routine, invece di travestire il tutto da web-app per far vedere che si possiede una cosa strafiga.

Una persona sola per sviluppo/ottimizzazione/manutenzione dell’applicativo, sempre la stessa persona coinvolta anche nel processo di analisi preliminare, sia tecnica che funzionale, meno formazione a vuoto e quindi meno costi per l’azienda cui è stato affidato l’appalto, meno confusione e pressione in fase di sviluppo in quanto si riesce a fare più lavoro con gli stessi tempi di realizzazione, prezzo più equo di vendita e meno giorni per l’aggiornamento del povero sfigato che dovrà eseguire quelle due query in croce che erano oggetto della richiesta.

E’ tutto in ottica di cosa devi realizzare e a cosa servirà avere tale funzione/applicazione. Il problema è che chi vende al cliente presumibilmente non ha mai scritto due righe di codice in vita sua e non ha minimamente idea del fatto che tutto ciò porti dei benefici per l’azienda e una qualità nettamente superiore. Tutto quello che vede è lo sbrilluccichio di software houses multinazionali, con team di sviluppo FE di centinaia di persone per progetto, che regalano un’interfaccia grafica (poche volte) accattivante per svolgere una funzione che altrimenti darebbe un po’ un gusto retrò che, a chi deve comprare, non piace molto. Non c’è molto gusto nell’aprire un’istanza di riga di comando, magari attraverso una VPN o una sessione di desktop remoto. E’ molto più bello far partire Firefox e collegarsi a quello strano indirizzo lì, inserire le proprie credenziali e svolgere il lavoro attraverso un incomprensibile gestionale ad hoc, che ti è stato insegnato quando la tua curva di apprendimento è in fase nettamente calante, non presenta delle grosse milestones logiche e che hai dovuto a volte anche studiare affidandoti al “clicchiamo qui e vediamo che succede”.

Tutto molto bello ed ergonomico direbbe qualcuno, io l’ergonomia non ce la vedo. Anche perché lo sclero è sempre dietro l’angolo, quando in seguito ad un aggiornamento non visualizzi quelle stupide tabelline e alzi la cornetta per rompere i coglioni all’assistenza, facendo pagare alla tua ditta fior di quattrini per un’attività insulsa come quella di sentirti rispondere “ha provato a svuotare la cache del browser?”. Non ci vedo dell’ergonomia in questo, né della professionalità e tanto meno del buon senso.

Per carità, c’è anche chi lavora bene, chi cerca di dare un prodotto decisamente qualitativo e che soddisfi le richieste del cliente, ma la maggior parte delle volte sono proprio le richieste ad essere inadeguate o ingigantite e le commesse che si aprono sono ridicolmente disincentivanti. Non si può pretendere di pagare solo l’attività di sviluppo, quando la sola dotazione parco macchine costerebbe il doppio, pretendere di avere tutto pronto in tempi strettissimi e cambiare idea e analisi ogni giorno in barba a quanto concordato da principio. Intendiamoci, non esiste la logica del “se non ti adegui sei fuori”, perché non sono io ad adeguarmi, ma tu pollo che mi commissioni una cosa su cui sai già che ti inculerò in mille modi, quando con un minimo di lungimiranza e di umiltà si potrebbe arrivare non dico alla perfezione, ma davvero vicino all’ideale.

No, non è tutto qui quello che penso delle PMI IT, ma diciamo che la verosimiglianza dell’esempio dato è concomitante con il pensiero.

Belin

Finito il mio buon pesto oggi.. buono davvero, nonostante sia stato ottenuto con il frullatore ad immersione, cosa che può far imbestialire i puristi (e, ad essere del tutto onesti, anche a me sta un po’ sul cazzo), è venuto fuori un buon “frullo” alla genovese.

Certo, c’è da ricordarsi un po’ di robe, del tipo che il basilico è meglio se raccolto in serata, quando il processo della fotosintesi è arrivato all’apice e la degradazione dei polifenoli delle foglie è minore; del tipo che è bene che le foglie siano integre e bene asciutte perché la rottura dei vasi contenenti gli oli essenziali e l’acqua aumentano la velocità di “abbronzatura” delle stesse; del tipo che, se non hai le lame di ceramica, è sempre comunque consigliato tenere in frigo/freezer recipiente e frullatore per qualche oretta prima di procedere; del tipo che il sale grosso ci va senza troppo risparmio perché è igroscopico e quindi rallenta il processo di ossidazione; del tipo che è bene fare frullate veloci e intervallate per non far scaldare troppo la lama e per non cuocere aglio e foglie oltre che frullarli; del tipo che è meglio mettere dell’olio che ricopra il pesto alla fine per non fa passare l’aria.

Aglio, due shchefette bastano, foglie di basilico da riempire il bicchiere e per rimpinguarlo dopo la prima passata, sale grosso, un cucchiaio di pinoli e olio da aggiungere mano a mano che si frulla per amalgamare meglio il tutto. Quando l’amalgama è buona si aggiungono due cucchiai di pecorino romano (o sardo, a preferenza) e due cucchiai di parmigiano e si continua a frullare. Questa la ricetta per fargli mantenere una buona colorazione vivace e per non farlo scurire troppo.. poi se si scurisce pazienza, ma si sappia che c’è qualcosa di sbagliato e ve ne renderete conto quando l’assaggerete e penserete “sa troppo di erba e forse dovevo mettere meno aglio”.

Certo, sarebbe decisamente meglio avere un pestello di legno ed un capiente mortaio di marmo, ma servirebbe anche del tempo in più per operare.. magari una domenica… mentre cuoce il ragù…

Even fool’s gold has its shine

[Lamb Of God - Foot To The Throat]

I commenti a QUESTA notizia sono in assoluto tra i più belli che abbia mai letto.

Il fatto che per un’evento come quello che sta investendo la “Baia” in questi giorni si stia mobilitando il marketing mediatico di un ente come il FIMI è indicativo. L’industria musicale/cinematografica italiana non è mai stata così ai minimi termini.. tanto da dover ribadire la vittoria della “giustizia” per una cosa che sta accadendo in un paese in cui il governo ha il buon senso di agevolare gli artisti indipendenti e non di reprimere i nuovi arrivati in favore delle solite facce note.. si, scomodare un principio portante della civiltà come la giustizia, un principio di cui si è abusato e di cui si sta abusando un po’ troppo spesso ultimamente mi pare, non mi sembra sia sintomo di ripresa dell’Industria Musica Italiana, anzi, mi sembra proprio cercare di azzannare una carogna abbandonata lì. Sensibilizzare il proprio seguito ad un primo grado in Svezia è come cercare di far intendere che la Juve sarebbe finita in categoria dilettantistica.

Tra i vari commenti c’è chi inneggia a guerre, chi vorrebbe far fare al caro signor Mazza la fine di Tanzi e non quella di Berlusconi, c’è chi prende la decisione di iscriversi al partito pirata e chi addirittura è in totale accordo con Enzo Mazza (magari è lo stesso che ha scritto la lettera per il presidente della FIMI). Io ho solo una domanda: ma se per esempio un cristiano che fa editing video per sopravvivere usa un dvd vergine, quindi con un ricarico dovuto ad una tassa per il diritto d’autore, per backuppare o salvare o promuovere il proprio lavoro poi è automaticamente coperto da copyright? no, perché alrtimenti non vedo il perché il supporto vergine debba essere tassato per qualcosa che non esiste. Mi sa di processo, anzi peggio, di condanna alle intenzioni. E poi diciamocelo, sto tizio che ha scritto la lettera, chiunque egli sia, non ha capito un cazzo di internet.

Una cosa molto giusta è stata detta però: voi avete bisogno di noi per sopravvivere, non siamo noi che sbagliamo se non vendete più, siete voi che avete perso il treno.