The normal priority of Android UI rendering processes

[H2O - Like A Prayer]

Per la serie “come rompere le uova nel paniere a un fissato” si tenga in seria cosiderazione quanto già citato da iPhonia di Macitynet.it. In questo articolo si parla del perché iPhone e iPad vengono considerati come se fossero magici devices a dispetto delle minori performances in termini puramente di hardware rispetto alla concorrenza targata Android.

Certo, si tratta sempre di un’analisi svolta da uno studente, da uno stagista di Google, ma a pensarci bene è quello che tutti realizzano quando provano in prima persona sia l’uno che l’altro sistema.. per citare:

Munn spiega che il problema principale deriva proprio da come è costruito il sistema operativo e da come Android gestisce le priorità di esecuzione. Lo studente di ingegneria suggerisce una prova: con iPhone e iPad aprendo Safari e lanciando una pagina web complessa, come per esempio Facebook, se l’utente tocca lo schermo per scorrere la pagina l’operazione di download e di rendering viene sospesa per gestire la richiesta dell’utente. In sostanza iOS sospende qualsiasi altro processo e dedica tutte le risorse hardware per rispondere ai comandi. In Android effettuando la stessa operazione il sistema operativo cerca di eseguire tutti i processi in contemporanea, riuscendo male sia nel download della pagina che nell’interpretazione dei comandi dell’utente.

L’articolo originale, in inglese (imparate stà benedetta lingua per favore), è reperibile su questa pagina di Cult of Mac.

Sicuramente non prendo soldi dalla Apple, di certo non sono mai stato un grande fan di iPhone, iPod e iPad, ma semplicemente un grande appassionato dei computer della mela. A conti fatti, ritengo sempre che i devices buttati fuori negli ultimi anni siano delle mere e costose amenità. Il punto è che svolgono il compito assegnatogli in maniera egregia (salvo iPod, rispetto al quale è preferibile ancora la concorrenza) e danno possibilità di interazione sicuramente migliori rispetto ai dispositivi degli altri produttori. C’è anche la svolta smanettona, sbloccando i palmari.. devo continuare?

More than 24 hours

[Champion - Next Year]

Provare un senso di irrequietezza nell’essere precario..

.. precario anche in casa, propria e non. Del resto non si dispone neanche di una stanza degna di tale nome nella città in cui si lavora.

Provare un senso di irrequietezza nell’essere precario..

.. precario anche nella mansione, nel ruolo, nel lavoro. Del resto non è il mio, anche se mi pagano bene per farlo e anche se sono in grado di svolgerlo meglio di tanti altri.

Avere voglia di uscire, di esplorare, di fotografare, ma non avere la forza di farlo durante la settimana e la possibilità di farlo nel weekend. Provare uno smisurato senso di instabilità e una gran curiosità nei confronti di una realtà certamente più atimolante di un posto visto e vissuto per più di 10 anni. Cambio regione, cambio città, cambio facce, cambio colleghi e cambio abitudini. Voglio una casa in centro però, un permesso per la ZTL con gli orari più bislacchi che abbia mai vist0 e voglio più tempo.

Ventiquattro ore non mi bastano più, siamo giunti a questo. Il mio tempo nessuno me lo rende indietro e io ancora sento una gran voglia di dimostrare di essere il migliore, di essere stato una perdita per alcuni e un guadagno per tutto il resto del mondo - e so che è così - ma non ho più, per adesso, quei minuti preziosi, quelle ore e soprattutto quegli spazi che mi permetterebbero di giocarmela.

Si, così mi sento al momento.. funambolismo nel precario, autogestione lungimirante, ambizionismo costruttivo e possibilista del miglioramento.. e ce lo cachi che sei un artista!

A few days til I leave

[Carcass - Incarnated Solvent Abuse]

Sarà che lunedì si parte, ma oggi mi sono svegliato con solo roba vecchia in testa.. ho passato la mattinata in compagnia di svedesi melodici (sono fierissimo di essere riuscito a procurarmi i loro originali un anno fa) e poi mi sono ritrovato a scapocciare con quei pochi capelli che c’ho in coccia al ritmo di un noto quartetto di Liverpool.. niente gore, niente porno, solo tanti capelli, tanta chitarra e un leggero sprazzo di locura tipica del death.. signori e signore, gustatevi questa chicca!

Connectivity standards

Pensieri da geek.. riguardo le connessioni.. riguardo la post produzione fotografica.. riguardo il vecchio capo/tutor.

Tutto è partito, durante una discussione su quale workflow fosse più efficiente per post-produrre gli scatti in raw della mia D90 (a tal proposito ho trovato decisamente illuminanti gli articoli pubblicati su LightroomCafé, qui e qui, ma ne discuteremo in seguito), con la ricerca di ciò che posso permettermi, sia in termini economici, sia in termini di equipaggiamento del mio MacBook Pro. Da lì, come mio solito, sono partito per voli pindarici e fantasie su nuovi iMac, su dispositivi di archiviazione da un tera a 7200rpm con connessione FireWire e su connessioni Thunderbolt o eSATA. In tutto questo mi sono completamente dimenticato del fatto che esiste ed è già commercializzata la nuovissima USB 3.0, connessione molto veloce, ben più veloce di una FireWire 800 in termini nominali, ma non ancora adottata da “mamma mela”. Continue reading

Collaborations

[The Prodigy - Invaders Must Die]

Che la settimana d’inferno abbia inizio!

Viaggio tra telefonate di possibili datori di lavoro, per una mansione in cui mi sono specializzato mio malgrado. Non perché non volessi specializzarmi, anzi premevo per farlo, dato che come laureato in Economia ho una specializzazione in un bel cazzo di niente, solo che non avrei voluto (e ancora non voglio) riporre le mie speranze in java, di cui neanche so molto, per migliorare il mio futuro. Di certo faccio fatica a vedermi a 67 anni a digitare codice del cacchio per gestire un portale. E viaggio anche tra una serie di ambasce dovute al fatto che sarò costretto a dare forfait a delle possibili collaborazioni, che invece vorrei intrattenere con delle persone affabili, gentili e simpatiche. Suppongo che darò spazio alle mie priorità, nella fattispecie: logistica e retribuzione; con tutte le intersezioni di questi due macro-insiemi.

In tutto questo, dopo aver trovato quel famoso l’annuncio, postato in un mio vecchio articolo, mi è venuta voglia di provare anche quest’area della fotografia, che non ho ancora esplorato. Possibile che dalla mia D90 uscirà prossimamente qualche foto diversa da quelle che di solito popolano il mio Flickr! Nel frattempo continuo a rompere le scatole a tutti i fotografi che mi capitano sotto tiro! Bella pé me!

Repeat loop

[Sick Of It All - Built To Last]

Mi chiedono: “Che musica ascolti?”
Rispondo laconicamente: “Sick Of It All!”

A seconda di chi è il tuo interlocutore, la sua faccia varierà dal “ecchicazzoè?” al “ngulo!”, con tutte le sfaccettature intermedie.. per cui dopo, se ci vuoi magari perdere del tempo, gli/le spiegherai che non si tratta di un genere, ma che se li deve andare a cercare e sentire se vuole capire. Continue reading

Belin

Finito il mio buon pesto oggi.. buono davvero, nonostante sia stato ottenuto con il frullatore ad immersione, cosa che può far imbestialire i puristi (e, ad essere del tutto onesti, anche a me sta un po’ sul cazzo), è venuto fuori un buon “frullo” alla genovese.

Certo, c’è da ricordarsi un po’ di robe, del tipo che il basilico è meglio se raccolto in serata, quando il processo della fotosintesi è arrivato all’apice e la degradazione dei polifenoli delle foglie è minore; del tipo che è bene che le foglie siano integre e bene asciutte perché la rottura dei vasi contenenti gli oli essenziali e l’acqua aumentano la velocità di “abbronzatura” delle stesse; del tipo che, se non hai le lame di ceramica, è sempre comunque consigliato tenere in frigo/freezer recipiente e frullatore per qualche oretta prima di procedere; del tipo che il sale grosso ci va senza troppo risparmio perché è igroscopico e quindi rallenta il processo di ossidazione; del tipo che è bene fare frullate veloci e intervallate per non far scaldare troppo la lama e per non cuocere aglio e foglie oltre che frullarli; del tipo che è meglio mettere dell’olio che ricopra il pesto alla fine per non fa passare l’aria.

Aglio, due shchefette bastano, foglie di basilico da riempire il bicchiere e per rimpinguarlo dopo la prima passata, sale grosso, un cucchiaio di pinoli e olio da aggiungere mano a mano che si frulla per amalgamare meglio il tutto. Quando l’amalgama è buona si aggiungono due cucchiai di pecorino romano (o sardo, a preferenza) e due cucchiai di parmigiano e si continua a frullare. Questa la ricetta per fargli mantenere una buona colorazione vivace e per non farlo scurire troppo.. poi se si scurisce pazienza, ma si sappia che c’è qualcosa di sbagliato e ve ne renderete conto quando l’assaggerete e penserete “sa troppo di erba e forse dovevo mettere meno aglio”.

Certo, sarebbe decisamente meglio avere un pestello di legno ed un capiente mortaio di marmo, ma servirebbe anche del tempo in più per operare.. magari una domenica… mentre cuoce il ragù…

Opportunities

“E intanto ti sei acceso un’altra sigaretta…” così iniziava la stampa di una vecchia maglietta, così figa per me all’epoca, così alternativa, così da grandi.. l’invidia fatta persona per un oggetto insignificante qual è una maglietta di cotone sblusata da neanche diecimila lire. Dovrebbe essere ancora in qualche cassetto, forse il primo in alto, dell’armadio giù in Abruzzo..

Osserviamo imperturbabili la vita che passa e non facciamo altro che preoccuparci di quello che è il passato e di cosa abbia significato. I più virtuosi cercano un elevazione di spirito, una spinta cerebrale. I meno virtuosi invece si limitano a vivere, con quello che è stato loro dato, magari cercando una realizzazione diversa da quella derivante dall’accrescimento interiore, ma per portare avanti un cammino che è già definito nelle sue grandi linee di vita e di morte.

Vai avanti e ti rendi conto che il gonfiarsi dell’ego, soprattutto negli uomini di sesso maschile, aiuta a vedere le cose in maniera velata quel tanto che basta per perdere di vista, anche solo un secondo, le proprie virtù. E’ un po’ come smettere di pensare, sai quando si parlava di intamarrirsi per evitare di porsi problemi.. in un gradino più alto, nella scala del ragionamento, si potrebbe cominciare a pensare di dedicarsi ad un lavoro ben retribuito per avere qualcosa che fino ad ora s’è ricercato in lungo ed in largo senza mai raggiungerla.. non è la felicità, quella cell’ho già.. ma la serenità, derivata dalla libertà di poter spaziare tra diverse opzioni ugualmente soddisfacenti senza dover pensare a controindicazioni economiche, che già è tanto.. la serenità, di potersi muovere e potersi regalare agli altri senza immaginare di non bastare più nemmeno a se stessi. Per qualcuno è stabilità, per me è potermi permettere di avere delle opportunità.

Si badi bene, non credo che intamarrirsi voglia dire rassenerarsi, anche perché il tamarro smette di essere sereno nel momento stesso in cui decide di essere se stesso.. cosa c’è di più stressante di dover andare per forza a ballare per la figa, o di portare la propria macchina dall’amico meccanico perché quella soluzione lì, con quelle minigonne lì, non è più accettabile? Meno pensi e più ti basta poco per stressarti. Io sto parlando di un gradino sociale leggermente più alto, quasi quello dello “squalo” per intenderci, dopo il quale c’è solo il “lavoro per i soldi” a cui non vorresti arrivare. Già.. ma nemmeno vuoi fare un lavoro del cazzo, pagato una miseria, per tutto il resto della tua vita. Una sorta di “quadratura del cerchio” tocca trovarla anche se fossi uno di quelli che l’ideologia va posta sopra a tutto. Non campi di amore e buoni ideali, anche se talvolta hai pensato fosse possibile. Mi sono specializzato in qualcosa che neanche avevo mai considerato per costruirmi una carriera. Dovrei riuscire a mandare tutto a puttane anche questa volta, rischierei di non riconoscere più me stesso.

Sempre in lotta per non cambiare l’essenziale!

How to sell your soul for free

Ci sono annunci che mi lasciano perplesso… tutto è cominciato quando il fotografo, che ho incontrato per una collaborazione, mi ha svelato che c’è gente disposta a pagare pur di fotografare una modella. Gente cresciuta coi soldi in tasca dico io, su cui non pesa affatto sborsare almeno un migliaio di euro in attrezzatura da foto-amatore, denaro che non si è guadagnato con la propria fatica dico. Gente che non sa neanche dell’esistenza della parola “ammortamento”!

Sicché mi sono permesso di rispondere all’annuncio puntualizzando che la parola “professionista” non va a braccetto con la parola “gratis” e che una reflex, un faretto e un cavalletto non fanno di un fotografo un professionista. Inoltre c’è da considerare il tempo-più-che-costoso di un tecnico e l’affitto e l’eventuale allestimento dello studio presso cui effettuare gli scatti. E’ per questo che un minchia di book fotografico costa sui 400 euri nel mondo del professionismo. Ma qui siamo nel mondo del bricolage a quanto pare, perché il DIY, vecchia e beata concezione di una produzione musicale molto terra terra come era quella del punk, s’è spostato in qualunque posto vi sia arrivata la tecnologia alla portata di tutti. Beh, per il punk il discorso valeva, semplicemente perché producendosi da soli si otteneva un lavoro di merda che è esattamente quello che si voleva raggiungere per suonare letteralmente immondizia. Per il resto del mondo, non solo musicale, non può essere così e ti spiego pure il perché! Continue reading