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Quando misi online questo sito pensavo di avere molte cose da dire, soprattutto per dimostrare ad uno scarso web-manager la sua mediocrità come tecnico e, soprattutto, come uomo. Il titolo che gli diedi era un po’ un gioco di parole dovuto ad un trascorso su una IRC, un po’ il sentimento predominante di rigetto verso diverse forme di quello che considero oltraggio al buon senso o alla logica.

“Abbastanza evocativo”, mi dissi allora.

Non avevo tenuto conto di una cosa, o meglio, non mi ero accorto di un dettaglio: io, senza neanche volerlo troppo, indirizzai i miei post su dei binari ben definiti. Li categorizzai a priori e diedi loro una connotazione aggressiva, rabbiosa.
La raje fino ad ora mi ha fatto essere prolisso di pensieri. In questi ultimi due mesi, con il cambiamento del sito, mi sono riletto un po’ tutto quello che ho scritto e, con somma soddisfazione, devo dire che mi piace la maniera in cui scrivo. Sono sempre stato abbastanza pieno di me, mai però più esibizionista di tanti altri; forse è per questo che, pur inconsciamente, ho focalizzato i miei sfoghi su una valvola principale che punta più sulla critica, piuttosto che sull’auto-celebrazione spudorata. Per rifarmi ad un discorso di Svenio, l’umiltà ci vuole, ma bisognerebbe riconsiderare il concetto di umiltà.. io sarò pure umile, ma sono ben conscio del fatto di essere superiore quanto meno a metà della popolazione mondiale. Se umiltà vuol dire riuscire ad imparare da chi ne sa di più allora va bene, ma se per umiltà s’intende il non dire la propria quando si potrebbe insegnare allora mi sa che non andiamo d’accordo. Siamo uguali, per razza animale, non per caratteristiche peculiari. Un’altra persona uguale a me è solo un altro me stesso. Non il nero o il cinese di turno, non il fascio o il comunista o l’anarchico di turno, non il tamarro fighetto o il punkabbestia di turno. Io sono uguale a me stesso, rispetto agli altri posso essere solo simile.. la geometria insegna, stessa forma ma superficie ed area diversi. L’essere consci di quello che si vale, non vuol dire essere vanesi o esibizionisti, vuol dire solo ammettere un stato di cose. L’essere consci di quello che si vale vuol dire avere messo il primo mattone per poter parlare finalmente ad un livello umano.

“Il sito del rifiuto”, ho continuato a ripetermi per due anni.

Oggi realizzavo tutto questo. E mi sono reso conto che, fare ammenda, per quello che è successo in passato e in cui sono stato coinvolto attivamente o passivamente, non ha senso. La maggior parte delle situazioni, che si siano risolte positivamente o che abbiano avuto dei risvolti negativi, le ho vissute e le vedo ancora come dei casi in cui ho sempre avuto ragione (o in cui penso di avere ragione) o casi in cui la risoluzione necessitava di un male minore. Molto spesso, parlando con i miei “frà”, ci siamo detti che sarebbe tutto molto più facile se non avessimo la capacità di pensare. Sarebbe tutto molto più semplice se fossimo dei tamarri decerebrati che come ambizioni personali hanno solo la macchina, il telefonino nuovo e il calcio a tutte le ore (ancora peggio se juventini).
Nel pensare a questa povera gente, ho analizzato, riflettuto, sviscerato tutti i punti critici del mio ragionamento e provato ad attaccarlo come se inefficace. Ho provato a dribblare il mio settarismo ed a pormi più in alto (o più in basso, a seconda dei punti di vista), dove non v’è critica, ma solo rilevamento di dati tangibili. Ho provato a non avere ragione.
Risultato? La raje!

“Il sito”, dico ora.

Simone
Vasto, Bologna, Mondo