
Se samsung è la marca di smartphone più diffusa in Italia.. se da noi ci sono due iPhone e un BB.. se ti piace ridere su qualcosa che non merita una faida.. fattela stà risata!

Se samsung è la marca di smartphone più diffusa in Italia.. se da noi ci sono due iPhone e un BB.. se ti piace ridere su qualcosa che non merita una faida.. fattela stà risata!
In questa giornata di nevosità e freddolosità andiamo a prepararci qualcosa di sfizioso da addentare. La scelta è ricaduta sui fantastici waffel dell’amore mio, come da ricetta di Sabina!
Ma per prima cosa.. muniamoci di ricettario per gli smemorati e della mitica piastra Cia(L)tronic!

Quindi, armato della mia fida compagna, non quella che crea memorabili momenti, ma quella che li immortala – oddio, entrambe in realtà – sono andato a documentare tutta la procedura.. a voi di seguito..
Affascinato dalle nuove promesse femminili avvicinatesi al mondo dei motori e decisamente partecipi alle discussioni su un forum tematico, provo a scambiare quattro chiacchiere e a dare qualche consiglio per risolvere dei piccoli problemi di scarsa rifinitura tipici di una vettura appartenente ad un segmento medio-piccolo qual è anche la mia piccola Wendy. Ti aiuto perché ti capisco e so cosa voglia dire macinare chilometri su un’auto che scricchiola sempre nello stesso punto.. punto, tra l’altro, del quale ignori l’ubicazione e che ti manda ai matti. Se non ti fosse insopportabile neanche ti aiuterei.. del resto neanche staresti lì a chiedere suggerimenti..
Ora so!
Ora so che l’importante è dare la possibile risoluzione ed evitare di spiegare il perché succede tutto quel baccano dentro una macchina praticamente nuova. Questo nel caso in cui si parli con un essere umano di sesso femminile. I maschi sono tendenzialmente più affini per l’argomento e sciolinare un po’ di cultura pseudo-economico-industriale non lascia perplesso nessuno, anzi aiuta a trovare più punti di incontro ed a costruire un dialogo un po’ più di senso compiuto, ecco.
Gli occhi me li ha aperti l’ultimo scambio di messaggi privati con un’utente (femminile, uso l’apostrofo) a cui cercavo di spiegare che, essendo la nostra una macchina utilitaria in fin dei conti, è normale che si sentano dei cigolii o degli scricchiolii. Difatti, considerando che gli allestimenti tendono ad uniformarsi per tutta la gamma di vetture prodotte da una determinata casa automobilistica, in senso verticale, cioè dall’ammiraglia alla city car, è palese il fatto che per le macchine di segmenti inferiori si utilizzino delle plastiche più scadenti, delle componentistiche leggermente inferiori in quanto a qualità rispetto alle categorie superiori. Questo ovviamente accompagnato da una cavalleria talvolta decisamente inferiore, ma comunque appartenente ad un motore ben collaudato.
Ad ogni modo, vuoi perché gli assemblaggi vengono rivisti a mano, vuoi perché nella presso-fusione delle plastiche comunque la sbavatura è dietro l’angolo, vuoi perché bisogna risparmiare da qualche parte, vuoi per altri mille motivi, è naturale che ci possa scappare l’errore.
“Beh, certo, è normale.. del resto non si giustificherebbe un prezzo di cotante migliaia di euro di differenza tra un modello e l’altro.”
Ti piacerebbe sentire una risposta come questa.. e invece…
“Non sono spiegazioni valide secondo me! Un’auto nuova con già questi problemi! Potrei capire problemi motoristici.. nel senso che sono parti meccaniche e quindi potrebbero avere dei problemi, ma di assemblaggio e rottura di plastiche interne no!”
A questo punto Dario Cassini ti viene in mente in maniera prepotente con “… esimia testa di cazzo…”. Ma tu sei più forte di così e quindi decidi di rispondere dando un colpo di stile a chi non c’ha capito un cazzo fino ad ora della vita e che preferirebbe rimanere a piedi in autostrada in una macchina che non scricchiola piuttosto che arrivare a destinazione sopportando un comfort non eccelso, che sapevi avresti avuto spendendo le migliaia di euro in meno che ti separavano da una Golf/Astra/A3/Civic/Leon/Bravo/Auris…
Non scocciatura del rispondere.. è testardaggine mista alla chiusura mentale di chi ha sempre visto un oggetto (maschile, non uso l’apostrofo) come un vanto, come un biglietto da visita, come uno status symbol, come “oh che carinaaaa!”, piuttosto che come qualcosa che serve ad assolvere una particolare funzione, in questo caso anche piuttosto importante come quella del trasporto di persone. Capisco che puoi non avere in tasca quelle migliaia di euri di cui sopra, ultimamente siamo più o meno tutti nella stessa condizione, ma comincia a fare di necessità virtù, comincia a usare quella merda di
cervello, che sei da più di trent’anni su questo pianeta e non ci hai ancora capito una beata minchia!
La neve fa rumore.. non quando cade dal cielo, ma quando è già in terra o quando si precipita da rami, cancelli, automobili o altro. Ti lascia a bocca aperta due volte, la prima volta quando la vedi scendere dal cielo, che ti ricorda tanto quando eri bimbo (per chi come me, che ha avuto un’infanzia felice) e non vedevi l’ora che chiudessero le scuole per passare tutta la giornata a cazzeggiare con gli amichetti in mezzo a qualcosa di puro. La seconda volta è quando ti riempie la mente mentre cerchi di raggiungere la tua meta, magari mentre arranchi in cumuli difficili da oltrepassare. Si, perché il calpestio dei passi su selciato, su asfalto o sui lastroni dei portici della città rossa ormai non lo ascolti neanche più. Tante volte viene mascherato da altri rumori, altre frequenze, altri pensieri. Auto che corrono, motociclette, chiacchiericcio, urla, donne che godono da una finestra e televisori ad alto volume da un’altra finestra. Tutto questo con la neve sparisce, compreso il chiacchiericcio.. ognuno è intento a cercare di non finire con le chiappe per terra.. tutti a guardare dove mettono i piedi per non finire in fallo.
Così si ripresenta quel suono che, se ti va bene, senti una decina di volte all’anno, comprese scene di film con ambientazioni invernali, che ora sai bene sono il frutto di registrazioni di lesionati come te, per alimentare librerie di suoni e rumori da riutilizzare quando servono. Nei film però non è la stessa cosa – hai due ore scarse per rimanere affascinato dal suo svolgimento e per trovare qualsiasi spunto critico o emozione – di certo non ti metti a pensare ai passi sulla neve, di quanto possa cambiare il suo rumore se sotto le scarpe hai un bel “carrarmato” o una suola piatta. Camminarci sopra è tutta un’altra storia, perché anche tu sei intento a guardare dove metti i piedi o comunque senti salire dalle gambe fino in testa le vibrazioni della contrazione ed appiattimento della neve sotto il tuo peso, anche se non guardi dove stai andando, anche se hai della musica nelle orecchie.
Forzatamente distratto da cumuli di acqua cristallizzata.
E allora senti tutto. Finalmente dai un senso alle tue orecchie.. appendici del corpo umano che ancora in troppi si ostinano a tenere attaccati al capo per puro gusto estetico, senza neanche capirne l’uso. E senti anche il fruscio della neve che, sciolta alle basi dal sole, scivola dai rami prima di cadere in terra. Un breve rumore bianco prima di un sordo ma soffice impatto.. risate.. le tue.. nel frattempo hai dato un pugno all’inferriata che stavi costeggiando e senti le lamentele della tua ragazza che ti segue a breve distanza.. altre risate, altro pugno.. palla di neve.. risate..
Cosa ne so io delle PMI che lavorano in ambito IT? Se posso esprimere la mia, sapendo di ottenere un riscontro positivo anche dal mio ex-referente per il cliente, tante volte si fa dell’informatica un mezzo per realizzare un sogno con le fattezze di un carro armato per dover schiacciare un moscerino.
Forse manca della fede in quello che può fare il tecnico, come sempre del resto, nella maggior parte degli ambiti in cui si richiede l’ausilio di una figura che tecnicamente conosca l’implementazione e la risoluzione di un’attività definita. O più semplicemente si parla per ignoranza, in barba alla funzionalità esasperata della riga di comando, in favore della civetteria via browser.
In soldoni, partendo dal front-end andando verso il back-end, HTML, JavaScript (nelle sue librerie più disparate), XML, Java, C# ed SQL, potrebbero benissimamente essere sfoltiti togliendo tutta la parte di FE quando c’è da realizzare un’applicazione di controllo e routine, invece di travestire il tutto da web-app per far vedere che si possiede una cosa strafiga.
Una persona sola per sviluppo/ottimizzazione/manutenzione dell’applicativo, sempre la stessa persona coinvolta anche nel processo di analisi preliminare, sia tecnica che funzionale, meno formazione a vuoto e quindi meno costi per l’azienda cui è stato affidato l’appalto, meno confusione e pressione in fase di sviluppo in quanto si riesce a fare più lavoro con gli stessi tempi di realizzazione, prezzo più equo di vendita e meno giorni per l’aggiornamento del povero sfigato che dovrà eseguire quelle due query in croce che erano oggetto della richiesta.
E’ tutto in ottica di cosa devi realizzare e a cosa servirà avere tale funzione/applicazione. Il problema è che chi vende al cliente presumibilmente non ha mai scritto due righe di codice in vita sua e non ha minimamente idea del fatto che tutto ciò porti dei benefici per l’azienda e una qualità nettamente superiore. Tutto quello che vede è lo sbrilluccichio di software houses multinazionali, con team di sviluppo FE di centinaia di persone per progetto, che regalano un’interfaccia grafica (poche volte) accattivante per svolgere una funzione che altrimenti darebbe un po’ un gusto retrò che, a chi deve comprare, non piace molto. Non c’è molto gusto nell’aprire un’istanza di riga di comando, magari attraverso una VPN o una sessione di desktop remoto. E’ molto più bello far partire Firefox e collegarsi a quello strano indirizzo lì, inserire le proprie credenziali e svolgere il lavoro attraverso un incomprensibile gestionale ad hoc, che ti è stato insegnato quando la tua curva di apprendimento è in fase nettamente calante, non presenta delle grosse milestones logiche e che hai dovuto a volte anche studiare affidandoti al “clicchiamo qui e vediamo che succede”.
Tutto molto bello ed ergonomico direbbe qualcuno, io l’ergonomia non ce la vedo. Anche perché lo sclero è sempre dietro l’angolo, quando in seguito ad un aggiornamento non visualizzi quelle stupide tabelline e alzi la cornetta per rompere i coglioni all’assistenza, facendo pagare alla tua ditta fior di quattrini per un’attività insulsa come quella di sentirti rispondere “ha provato a svuotare la cache del browser?”. Non ci vedo dell’ergonomia in questo, né della professionalità e tanto meno del buon senso.
Per carità, c’è anche chi lavora bene, chi cerca di dare un prodotto decisamente qualitativo e che soddisfi le richieste del cliente, ma la maggior parte delle volte sono proprio le richieste ad essere inadeguate o ingigantite e le commesse che si aprono sono ridicolmente disincentivanti. Non si può pretendere di pagare solo l’attività di sviluppo, quando la sola dotazione parco macchine costerebbe il doppio, pretendere di avere tutto pronto in tempi strettissimi e cambiare idea e analisi ogni giorno in barba a quanto concordato da principio. Intendiamoci, non esiste la logica del “se non ti adegui sei fuori”, perché non sono io ad adeguarmi, ma tu pollo che mi commissioni una cosa su cui sai già che ti inculerò in mille modi, quando con un minimo di lungimiranza e di umiltà si potrebbe arrivare non dico alla perfezione, ma davvero vicino all’ideale.
No, non è tutto qui quello che penso delle PMI IT, ma diciamo che la verosimiglianza dell’esempio dato è concomitante con il pensiero.
[Atlas Losing Grip - Decreasing Development]
Come avessi il dono dell’ubiquità mi barcameno tra due splendide e fredde città, in un inizio anno che per molti sarà anche l’ultimo del mondo così come lo conosciamo – mai avuto a che fare con tanti soggetti superstiziosi e catastrofisti come negli ultimi sei/sette mesi – e che per molti altri è l’ennesimo anno della svolta.. come se non avessimo imparato niente dagli sbagli delle scorse legislature e millemila manovre finanziarie, che hanno avuto come effetto solo quello di andare a ravanare nelle tasche di chi non ha neanche la forza di opporsi.
Stato sciupone, stato arraffone, status quo, stato masticato e sputato prima dell’appuntamento quotidiano con la solita mignotta.. l’investimento degli ultimi vent’anni in Italia, un triangolo spelacchiato in cui buttare fior fiore di miliardi di euro per plasmare un popolo di segaioli, di lesbiche e di papponi! Il tasso di disoccupazione al 30%.. io in controtendenza, come sempre del resto.. questa volta a guadagnare anche dei soldini decenti, almeno rispetto agli ultimi due anni, in cui l’unica rendita veramente copiosa è arrivata da una minaccia di causa. Un ragazzo su tre rimane a piedi, un quarantacinquenne su tre pure, un cinquantenne su tre anche.. trasversalmente coinvolte più generazioni di persone, che la prenderanno in quel posto durante tutti quei pochi anni che ci sono concessi di vivere su questo assurdo pianeta! Tutto dovuto, nulla si guadagna, persino il rispetto è dovuto a questo punto.. inconsapevolmente buttiamo avanti le mani per evitare di svuotare il portafogli, ma non facciamo un cazzo per evitare di danneggiare il prossimo, del resto non ci ha mica dimostrato del riguardo.. Continue reading
[Burst - The Curtain Falls]
Con un sorriso cerco di sbarazzarmi di questi ultimi scampoli di 2011. Un sorriso dovuto al recente risveglio del mio karma.. una sequenza di fortunati eventi positivi alla fine di un anno e di un periodo del cazzo in cui m’è mancato il tocco fortunello di un caro Bro!
[Burst - Flights End]
Io una volta avevo un cellulare, in giallo e nero.. una volta s’usava così. Poi sono venuti quelli in bianco e nero e infine quelli a colori. Ora i cellulari non si usano più.. cioè, ci sono ancora dei cellulari, ma è quasi un rapporto 1:1, anche all’interno delle tasche della stessa persona. Ora si usano gli smartphones, degli accrocchi con grosso display, grossa memoria per archiviare dati, giochi e file multimediali e grosse capacità di connettività con la rete. Inutile dire che, per alcuni “telefoni intelligenti”, occorre anche avere un grosso conto in banca o un grosso buco nelle mani.
Io una volta avevo un cellulare a cui tenevo particolarmente, mi ha instillato il senso di appartenenza di una cosa, soprattutto perché lo pagai ben cinquecentomila lire, di tasca mia, senza contare su mamma e papà. Era un Philips Genie (della serie Millennium, senza il microfono allungabile per intenderci). Mi è durato due anni, di cui l’ultimo l’ha passato sotto effetto di alcolici. Si, ci tenevo particolarmente, ma ha preso della birra in più di un’occasione. La cosa non l’ha fermato, anzi, gli ultimi 12 mesi li fece a bomba. Dopo lo Genie venne uno splendido 8210 Nokia, ancora funzionante ed ancora in mio possesso, un po’ acciaccato dall’età della batteria e dai contatti del tastierino vecchio di quasi 10 anni. Stessa cifra del primo, gestione ancora più maniacale. Non è mai caduto dalle mie mani. L’unica volta che ha visto il pavimento troppo da vicino fu per demerito di una mia ex.. lì dimostrò la fragilità strutturale di un cellulare così miniaturizzato e si ruppe in punto della cover. In seguito, a causa di una doppia scheda SIM, ne comprai un altro identico.
Da allora solo tentativi semi-fallimentari di sostituzione di un oggetto che non era semplicemente un mezzo per contattare gli amici o la famiglia, ma un vanto. Non che non ve ne fossero altri in giro, semplicemente che il mio era più bello di quello degli altri. Sai quando hai una cosa che non metti a paragone con nient’altro, perché nient’altro ti dà la sensazione di soddisfacimento, il piacere visivo che ti dà quello specifico oggetto lì? Ecco, in seguito ho cominciato a notare i cellulari degli altri. E ora? Ora mi casca ogni tanto, solo che con la custodia che gli ho messo salvo quei 500 euri che non mi sarei mai sognato di spendere. Giusto per citare..
“..e mi diverto con chi rifa’ il verso ai frichinetti neri!”
[H2O - Like A Prayer]
Per la serie “come rompere le uova nel paniere a un fissato” si tenga in seria cosiderazione quanto già citato da iPhonia di Macitynet.it. In questo articolo si parla del perché iPhone e iPad vengono considerati come se fossero magici devices a dispetto delle minori performances in termini puramente di hardware rispetto alla concorrenza targata Android.
Certo, si tratta sempre di un’analisi svolta da uno studente, da uno stagista di Google, ma a pensarci bene è quello che tutti realizzano quando provano in prima persona sia l’uno che l’altro sistema.. per citare:
Munn spiega che il problema principale deriva proprio da come è costruito il sistema operativo e da come Android gestisce le priorità di esecuzione. Lo studente di ingegneria suggerisce una prova: con iPhone e iPad aprendo Safari e lanciando una pagina web complessa, come per esempio Facebook, se l’utente tocca lo schermo per scorrere la pagina l’operazione di download e di rendering viene sospesa per gestire la richiesta dell’utente. In sostanza iOS sospende qualsiasi altro processo e dedica tutte le risorse hardware per rispondere ai comandi. In Android effettuando la stessa operazione il sistema operativo cerca di eseguire tutti i processi in contemporanea, riuscendo male sia nel download della pagina che nell’interpretazione dei comandi dell’utente.
L’articolo originale, in inglese (imparate stà benedetta lingua per favore), è reperibile su questa pagina di Cult of Mac.
Sicuramente non prendo soldi dalla Apple, di certo non sono mai stato un grande fan di iPhone, iPod e iPad, ma semplicemente un grande appassionato dei computer della mela. A conti fatti, ritengo sempre che i devices buttati fuori negli ultimi anni siano delle mere e costose amenità. Il punto è che svolgono il compito assegnatogli in maniera egregia (salvo iPod, rispetto al quale è preferibile ancora la concorrenza) e danno possibilità di interazione sicuramente migliori rispetto ai dispositivi degli altri produttori. C’è anche la svolta smanettona, sbloccando i palmari.. devo continuare?
[Champion - Next Year]
Provare un senso di irrequietezza nell’essere precario..
.. precario anche in casa, propria e non. Del resto non si dispone neanche di una stanza degna di tale nome nella città in cui si lavora.
Provare un senso di irrequietezza nell’essere precario..
.. precario anche nella mansione, nel ruolo, nel lavoro. Del resto non è il mio, anche se mi pagano bene per farlo e anche se sono in grado di svolgerlo meglio di tanti altri.
Avere voglia di uscire, di esplorare, di fotografare, ma non avere la forza di farlo durante la settimana e la possibilità di farlo nel weekend. Provare uno smisurato senso di instabilità e una gran curiosità nei confronti di una realtà certamente più atimolante di un posto visto e vissuto per più di 10 anni. Cambio regione, cambio città, cambio facce, cambio colleghi e cambio abitudini. Voglio una casa in centro però, un permesso per la ZTL con gli orari più bislacchi che abbia mai vist0 e voglio più tempo.
Ventiquattro ore non mi bastano più, siamo giunti a questo. Il mio tempo nessuno me lo rende indietro e io ancora sento una gran voglia di dimostrare di essere il migliore, di essere stato una perdita per alcuni e un guadagno per tutto il resto del mondo - e so che è così - ma non ho più, per adesso, quei minuti preziosi, quelle ore e soprattutto quegli spazi che mi permetterebbero di giocarmela.
Si, così mi sento al momento.. funambolismo nel precario, autogestione lungimirante, ambizionismo costruttivo e possibilista del miglioramento.. e ce lo cachi che sei un artista!