[Hatebreed - Driven By Suffering]
Non pensavo sarebbe stata l’apoteosi del mosh, non credevo avrei visto così tanta passione HC in un gruppo che ormai ha sottoscritto un patto col metal che ha fatto storcere il naso agli afecionados ed ha attirato le simpatie dei fan del thrash. Sta di fatto che dopo un inizio, preso proprio dalla nuova scuola mista di hardcore e metallo, con In Ashes They Shall Reap, Hands of a Dying Man e Everyone Bleeds Now, dopo aver ri-coverizzato gli Slayer, definendoli il loro gruppo preferito di sempre, si sono lasciati andare ai ricordi di un tempo che fu.
Jamey Jasta, voce ritrovata e potenziata, ha saputo interpretare le voglie degli astanti in maniera perfetta. Dal casino dei primi tre o quattro pezzi si è avuta la digressione più bella di tutti i concerti Hatebreed che ho visto fin’ora, una summa di tutto quello che avrei voluto sentire da un loro live, andando a ripescare anche (e soprattutto) da Satisfaction Is The Death of Desire una suprema Last Breath subito dopo un’altrettanta esaltante Live For This.
Non è un live report, non sono in grado di farne uno, soprattutto quando si tratta di un concerto in cui non ci sarebbe nulla da dire.. io, astante tra gli astanti, pubblico nel pubblico, per una sera mosher tra i mosher, hardcore kid di nuovo, mi sono cibato di adrenalina pura ed ho visto gli occhi di Jasta illuminarsi al mio richiamo di I Will Be Heard.. urlato a squarciagola per essere sicuro di essere sentito, benché si fosse in quel lasso di silenzio tra una canzone e l’altra. Accontentato ed esaltato hanno chiuso così, salvo poi rientrare perché si erano scordati un pezzetto non da nulla come Destroy Everything.. un’ora di pura furia, di pesanti martellate nelle orecchie a colpi di basso e batteria e non c’è cazzo, non c’è rock, non c’è dance, non c’è post-di-sto-cazzo e non c’è neanche metallo che possa tenere.. il miglior live del gruppo secondo me e il miglior live da quasi un anno a questa parte per me.
[Colle Der Fomento - Vita]
Attitudine non vuole dire professare meramente una fede e presentarsi come si conviene. Dal mio punto di vista è buttarci in mezzo anche qualcosa d’altro.. l’attitudine è atteggiamento, è essere portati a fare quella cosa, uno perché ci si crede e due perché è coerente con il tuo modo di vivere.. che non è lo stesso di essere e vestire l’abito del fedele. Se non hai attitudine fai la fine delle troiette al concerto dei Municipal Waste che rifuggono la bolgia per preservare trucco e profumo.
Ieri, serata memorabile, in cui si festeggia il compleanno del vostro affezionatissimo, ho visto finalmente qualcosa andare al suo posto. Ho potuto finalmente assistere al manifestarsi del purismo di una razza.. ovviamente, scusate il gioco di parole, spuriata ogni tanto dal solito confuso di turno (leggasi robottino/robbosino dal naso aquilino, capelli stirati, orrendo costume rosso della sundek e controtempo/scoordinazione costante nel movimento degli arti oppure tipo crust dall’evidente zazzera-derivata-rasta con la maglietta dei converge).. che consta di soggetti in grado di surfare in diving la folla indossando dei braccioli dei gormiti, in grado di cercare di cavalcare uno squalo e un materassino gonfiabili mentre giocano con salvagenti e palloni da spiaggia. In tutto questo delirio sono riuscito a cogliere qualcosa, che non è la macchinetta fotografica malamente scaraventata via da Tony Foresta con un cazzotto, ma si tratta di essenza di pura razza thrash, accompagnata da olezzo, capelli lunghi, jeans aderenti, cappellini con la visiera alzata, velocità, incazzatura e birra. Ho visto anche il condizionatore buttare aria già in condensazione per il calore del mosh-pit. Diciamo che non ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione o il balenare dei raggi B, però quello che ho visto ha, a suo modo, dell’incredibile.. quantomeno per chi non ha mai calcato palchi o platee dove il sudore tante volte si mischia al sangue, dove non vale per una volta la moda che sia punk o del revival anni ’60 di uomini e donne o del cafone vestito d’Armani, ma dove vale il contatto fisico, dove lo sporcarsi fa parte del gioco, dove perdere la voce vuol dire che è stata finalmente usata e dove la tua cultura umanistica o scientifica te la puoi infilare su per il culo.