Questo non è un saggio
[Colle Der Fomento - La Fenice]
Da un po’ di tempo mi sto domandando se mi stia rammollendo, assuefacendo o adattando al “sistema”.
Forse la mia verve critica scema sempre più verso l’esaurimento. Forse la mia vena polemica trova sempre meno spunti per aggredire e vessare le “mie” iniquità ed ingiustizie.
La mattina quando mi sveglio, mi sento preda di una routine; utilizzo musica aggressiva, preferibilmente italiana, per caricare le mie molle di “blind anger and hate”. Non voglio dimenticare, non voglio perdere mordente. Non guardo la TV, non seguo strani reality show e non ho modelli derivati da uomini e donne o amici di frà cazzo da Velletri (fatta eccezione per Mark Sinclair Vincent III, ma questo è un altro discorso). Una volta scrivevo della roba che poteva essere assimilata a canzoni, neanche tanto tempo fa ero in grado di “pensare punk” e metterlo nero su bianco. Ora non sono più in grado di annichilirmi e di ridurre ai minimi termini un argomento che avrebbe necessità di essere spiegato in più seminari.. c’è troppo da dire.
Uno dei problemi principali che hai quando cresci (non parlo di crescita anagrafica) è che cominci a vedere la complessità delle cose. Dal mio punto di vista rappresenta quasi sempre un male, più che un bene. Perdi di genuinità, acquisti in capacità di analisi ma ne risenti per quanto riguarda l’immediatezza e la spontaneità.
Resta il fatto che di motivi per cui battersi ne esce almeno uno ogni otto ore. Che tu sappia analizzarlo o che riesca a sviscerarne il cuore in due secondi di osservazione il risultato non cambia.
Ora guardo, ci rifletto, mi incazzo e infine posto. Non sono in grado di scrivere trattati, non potrei mai scrivere un libro se non mettendo insieme le mie riflessioni. Scrivo breve, colpisco duro e mi tengo la ragione.