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Posts Tagged ‘palco’

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12 luglio 2010 ReF Nessun commento

[Baseball Annie - I Need More "Pow"]

Weekend devastante. I Gallows a Pinarella in compagnia di tre scoppiati e mezzo, perennemente arrapati e in cerca di una birra, salvo poi scoprire che le birre in quel posto di merda costano più che a Bologna centro. Da lì è iniziata la sobrietà forzata nutrita da adrenalina da pogo.

Ad ogni modo ho visto un giovincello roscio, tatuato ovunque (forse anche sull’uccello) e incazzato cantare a squarciagola accompagnato da tutti quelli che erano lì a godersi lo spettacolo. Ho visto il prode Marotta lanciarsi in dive dalla ringhiera del ballatoio laterale ed ho avuto per un attimo le traveggole nel guardare i presenti pensando di aver visto qualcuno che non avrebbe dovuto essere lì. Ho visto uno dei nostri avventurieri correre e scivolare sul palco sotto le risate di tutta la band ed ho visto infine gente finire con la faccia per terra dopo tuffi a vuoto.

Ed era Venerdì.

Un matrimonio in questa stagione è fuori discussione.. eppure la gente continua a sposarsi.. forse è anche meglio così a guardare i numeri impietosi della nostra demografia, o forse sarebbe meglio dare un taglio netto al genere umano e cominciare a sopprimere un miliardino di persone. Ma in fondo è stata una giornata da incorniciare anche quella di Sabato. Non sto neanche a parlarne perché ho ancora i postumi e soprattutto oggi è successo qualcosa di splendido che mi toglie qualsiasi tipo di attenzione aliena (e mi scuso di questo post dalla struttura totalmente stravolta e dai contenuti fanciulleschi).. è arrivato l’EP collection dei Baseball Annie! Sono estremamente contento.

Quiet Kaos

28 giugno 2010 ReF Nessun commento

[Baseball Annie - No More]

Ieri sera immersione in contesto hip-hop bolognese.. molte brache calate e molte visiere di lato. Inutile dire che è forse la scena più eterogenea per flora fumaiola e fauna d’avventori.. dal writer che veste solo con due misure in più a fighette in tacco da 12cm e canotta per mettere in mostra la rosellina tatuata dietro il collo o sul seno. Inutile anche dire che la quantità di erbette e fumelli morbidosi che gira sotto il palco farebbe impallidire anche il più quotato rastafari.

Mi sono mantenuto lucido e sobrio in vista delle analisi di stamane e ciò mi ha anche permesso di gustarmi per bene il live. Fondamentalmente siamo andati lì per quello, anche se avevamo qualche perplessità sull’orario di inizio, consci del fatto che il set up di un concerto hip-hop si svolge con calma e rilassatezza proprie di un impiegato allo sportello della motorizzazione civile. Smentiti, questa volta per fortuna, dal rigido protocollo che quella merda di vicolo Bolognetti ha imposto per i concerti, ho avuto l’opportunità di vedere per la seconda volta in una settimana un concerto senza supporto di spalle varie.. solo l’headliner a fare la sua oretta di rime e sketch a tratti comici per via della testa che non l’accompagna più. Tutto il resto c’era e c’è ancora.. una bella scena undergrund fiorente e produttiva, tanta rabbia per sistema/chiesa/degrado-della-scena e soprattutto quella voce roca ed esasperata.. Don Kaos, Kaos One, Dr. K, chiamatelo come cazzo vi pare, surfa ancora la scena con più piglio di prima, con forse una disintossicazione alle spalle, sicuramente dimagrito e pulito, con un pizzico di serenità in più in corpo, senza Moddi purtroppo, ma con il fedele Dj Trix in consolle.

L’unica nota negativa è data dal fatto che si è limitato a rappare solo le prima strofe della maggior parte delle canzoni che ha portato in scaletta.. sicuro, così ne escono di più, sicuro, così ti perdi però qualcosa che c’è solo nelle ultime.. questione di scelte.. in ogni caso un live di Kaos meriterebbe di essere visto.. potresti non apprezzare il genere, potresti storcere il naso davanti ad un branco di scimmiette urlanti, rimbalzanti, fumanti e barcollanti, potresti non simpatizzare per l’intonazione guercia della sua voce.. potresti, ma se lo fai non capisci un cazzo!

Minimal addiction

24 novembre 2009 ReF 1 commento

Una splendida botta di vita.. dopo qualche scazzo con la mia salute, probabilmente dovuto solo alla stanchezza accumulata, ho fatto qualcosa che non facevo da un’eternità.. concerto a Caput Mundi.. precisamente G.B.H. al Forte Prenestino a 5 euri.

Dovevamo essere in tre, anzi in quattro, forse in cinque, ma il profeta dell’HC non ha trovato la sistemazione in “Mamma Roma”, la mia donnina s’è accasciata sul letto in preda a mal di gola e raffreddore (che per ora non è riuscita ad attaccarmi), il fratello era impegnato con una cena e quindi ci siamo mossi solo io e il prode Stress0.

Forte Prenestino.. il solito culo coi parcheggi non poteva mancare in una macchina con due come noi.. più ingressi per un unico tunnel che sembra inghiottirti.. me lo ricordavo più sfasciato il posto.. l’avranno rimesso a posto in questi anni. Primo blocco di mattoni, primo tunnel, banchetto d’accoglienza con quasi-donna che prende i soldi per un biglietto che non c’è e per un timbro che non dà. Aperto, fresco e praticamente vuoto prima del secondo blocco di mattoni. Secondo blocco di mattoni, secondo tunnel.. identico al primo, cambiano solo i murales e posters affissi alle pareti. Tettoia di plexiglas, palco a sinistra, ingresso terzo blocco al centro, birra a destra e uscita nel parchetto più a destra ancora. Terzo blocco di mattoni, terzo tunnel, pulito.. non ce lo ricordavamo proprio.. probabilmente l’hanno sistemato ed aperto da poco (poco potrebbe dire anche 7 anni fa).

Nel pieno minimalismo punk della serata ci sta che suonino solo i quattro di Birmingham.. neanche tanto vecchi fuori, ma giovani e ancora incazzati dentro. Analizzando il concerto tra gente che usciva barcollando dalla ressa e chi entrava barcollando nella ressa, siamo giunti alla conclusione che un gruppo del genere non ha bisogno di far cover poiché è già la cover di se stesso. Nel senso che comunque dopo essere stati in giro per 30 anni ed aver all’attivo una ventina di pubblicazioni tra album in studio ed EP vari (ed hanno annunciato l’uscita imminente del loro ultimo lavoro in sede live), non hanno  bisogno di riscoprire la storia, perché la storia l’hanno fatta (anche) loro.. poi ci han smentito tirando fuori White Riot dei Clash, ma il concerto era già degenerato da tempo, con l’addetto alla security che invece di mantenere l’ordine sul palco sembrava incaricato di sobillare l’anarchia. Si è risolto tutto con una bella pogata con la band mentre noi eravamo a farci l’ennesima birra senza il timore di apparire fuori luogo come ad un concerto sXe. Del resto Scott Vogel insegnò al concerto coi full Blown Chaos e No Turning Back: “mi piacciono gli straight edge, ma amo la birra!”.

In se il concerto è filato via benissimo, un’oretta e mezza intensa e fitta di quelle quattro-cinque note ripetute allo sfinimento. Hanno ripescato un po’ da tutto il repertorio lasciando il meglio per ultimo, come nella migliore tradizione live. Noi ci siam destati dal nostro torpore da centro sociale su Diplomatic Immunity, Give Me Fire e sulla già citata White Riot. Per il resto del tempo siamo stati catapultati indietro di circa 4 anni, trasportati dall’ondeggiare e dall’urtare della folla, dal fluire dei pensieri lasciati esprimersi a briglie sciolte e da tutte quelle canzoni così uguali a se stesse e così sempre più coinvolgenti dopo ogni pausa. Abbiamo inutilmente fatto colpo sulle mescitrici di birra (ma con il Cobra si va a botta sicura) ed ho dimenticato per una serata intera che ERO senza mac. Si, perché quello è arrivato ieri pomeriggio ed è davvero la Mercedes-Benz dei personal computer.

Squat-low-budget-short-arms way of thinking

29 luglio 2009 ReF Nessun commento

[Locked In - The King]

Ok, la polvere dietro al lazzaretto è d’obbligo, ok anche che la pasta vegan del lazzaretto farebbe tornare voglia di mangiare carne (parola di Svenio), ok che a Bologna in stì giorni non c’è una fava per cui un po’ tutti i derivati del genere confluiscono nell’unico punto di interesse della serata e ok anche che Carpathian + Anchor + Rituals fanno il loro seguito (e potremmo parlare anche del fatto che i ragazzotti di Melbourne sono pure loro una manica di finocchietti).. ma la scena sta diventando sempre più fighetta. Al di là dei soliti bardasci con la smania di farsi vedere e delle solite troiette con la smania di farsi adocchiare (in ballerine e pelle attillata anche se pesano un quintale.. e lì c’è grossa confusione), anche i cosiddetti addetti ai lavori tendono sempre più a prediligere la scena tamarra.. attenzione, apriamo una piccola parentesi.. non parlo di tamarria come i Knuckle Dust o come i Lamb Of God.. quella tamarria lì ci piace a noi, ha una ragione d’esistere e la sua manifestazione non può far altro che coinvolgere.. io parlo di tamarria intesa come Gigi D’Alessio, o peggio Gigi D’Agostino, incarnata nel corpo di un nuovo puero che vuole suonare. In sintesi il ridicolo vestito da hc kid.. e quindi ne segue lo stuolo di finti-fan con bombolette di lacca nello zaino per lisciarsi il pelo divenuto irto per l’umidità scatenata da sudore e clima dimmerda. Ci mancava giusto qualche spiaggione del cazzo con occhiali finto-revival-anni-60/70/80 e il cappello di paglia in testa.

Volendo potremmo parlare del festival-concerto che si è andato sviluppando tra alti e bassi.. e del fatto che se il biglietto fosse costato più di 5 euri sarebbe stato un ladrocinio. Potremmo dire che tra i tanti gruppi italiani i Locked In sono quelli che mi hanno positivamente impressionato per la seconda volta.. potremmo anche dire che la scelta dei due “gruppi” organizzatori della serata è stata quanto meno bizzarra, per non dire totalmente malata. In pratica due gruppi noti come Linterno e Lyon Estates si sono presi il diritto di infilarsi perfettamente tra i tre gruppi di testa.. in pratica hanno prodotto un aborto di scaletta che ha mandato la prova dei Rituals a farsi friggere. Potremmo dire anche che il doppio palco (o doppia pedana perché parlare di palco al lazzaretto sarebbe da matti) è stata una gran genialata, peccato che non abbiano pensato di sfruttarla.. cioè, voglio sapere a cosa serve il doppio palco se tra un gruppo e l’altro si continuano a perdere 15 minuti e più. Inoltre, se fai suonare i Linterno dopo una bella prestazione degli Anchor ma prima dei Rituals, è ovvio che tutta la fatica per fare un buon sound check in quelle condizioni degradanti va a farsi benedire. Lo ammetto, mi sono sentito sollevato quando c’è stato il black out durante la “performance” dei bolognesi.

Volendo..

La serata è stata positiva intendiamoci, ma se ci fossero stati un paio di gruppi in meno ce l’avremmo fatta ad arrivare a fine show.. vabbè, magari ce l’avremmo anche fatta a far sentire bene da vicino, perché così com’è quel posto ti permette un’acustica decente solo a partire da 7-8 metri, ma non possiamo pretendere troppo per 5 euri.. in effetti.. adoro il low-fi.

Back in late ’90s

22 aprile 2009 ReF Nessun commento

Ogni tanto è bello cantare di avere 22 anni o di sentirti giù a 21. Per lo meno non ti senti scemo se lo cantano pure da sopra al palco. Ritorni ad essere adolescente per una sera e ti sembra tutto più divertente. Non ti frega se in quel momento un ladro del governo sta sparando la sua cazzata quotidiana, tu vuoi solo sentire quella canzone e, quando vieni accontentato, ti si apre il cuore di gioia (cuore e gioia segnateveli perché non si leggono spesso qui), te ne freghi di tutto e tutti e sei contento di essere lì in quel momento.

Solo che potevano fare anche Use your nose.. eccheccazzo!

Categorie:Life
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