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Minimal addiction

24 novembre 2009 ReF 1 commento

Una splendida botta di vita.. dopo qualche scazzo con la mia salute, probabilmente dovuto solo alla stanchezza accumulata, ho fatto qualcosa che non facevo da un’eternità.. concerto a Caput Mundi.. precisamente G.B.H. al Forte Prenestino a 5 euri.

Dovevamo essere in tre, anzi in quattro, forse in cinque, ma il profeta dell’HC non ha trovato la sistemazione in “Mamma Roma”, la mia donnina s’è accasciata sul letto in preda a mal di gola e raffreddore (che per ora non è riuscita ad attaccarmi), il fratello era impegnato con una cena e quindi ci siamo mossi solo io e il prode Stress0.

Forte Prenestino.. il solito culo coi parcheggi non poteva mancare in una macchina con due come noi.. più ingressi per un unico tunnel che sembra inghiottirti.. me lo ricordavo più sfasciato il posto.. l’avranno rimesso a posto in questi anni. Primo blocco di mattoni, primo tunnel, banchetto d’accoglienza con quasi-donna che prende i soldi per un biglietto che non c’è e per un timbro che non dà. Aperto, fresco e praticamente vuoto prima del secondo blocco di mattoni. Secondo blocco di mattoni, secondo tunnel.. identico al primo, cambiano solo i murales e posters affissi alle pareti. Tettoia di plexiglas, palco a sinistra, ingresso terzo blocco al centro, birra a destra e uscita nel parchetto più a destra ancora. Terzo blocco di mattoni, terzo tunnel, pulito.. non ce lo ricordavamo proprio.. probabilmente l’hanno sistemato ed aperto da poco (poco potrebbe dire anche 7 anni fa).

Nel pieno minimalismo punk della serata ci sta che suonino solo i quattro di Birmingham.. neanche tanto vecchi fuori, ma giovani e ancora incazzati dentro. Analizzando il concerto tra gente che usciva barcollando dalla ressa e chi entrava barcollando nella ressa, siamo giunti alla conclusione che un gruppo del genere non ha bisogno di far cover poiché è già la cover di se stesso. Nel senso che comunque dopo essere stati in giro per 30 anni ed aver all’attivo una ventina di pubblicazioni tra album in studio ed EP vari (ed hanno annunciato l’uscita imminente del loro ultimo lavoro in sede live), non hanno  bisogno di riscoprire la storia, perché la storia l’hanno fatta (anche) loro.. poi ci han smentito tirando fuori White Riot dei Clash, ma il concerto era già degenerato da tempo, con l’addetto alla security che invece di mantenere l’ordine sul palco sembrava incaricato di sobillare l’anarchia. Si è risolto tutto con una bella pogata con la band mentre noi eravamo a farci l’ennesima birra senza il timore di apparire fuori luogo come ad un concerto sXe. Del resto Scott Vogel insegnò al concerto coi full Blown Chaos e No Turning Back: “mi piacciono gli straight edge, ma amo la birra!”.

In se il concerto è filato via benissimo, un’oretta e mezza intensa e fitta di quelle quattro-cinque note ripetute allo sfinimento. Hanno ripescato un po’ da tutto il repertorio lasciando il meglio per ultimo, come nella migliore tradizione live. Noi ci siam destati dal nostro torpore da centro sociale su Diplomatic Immunity, Give Me Fire e sulla già citata White Riot. Per il resto del tempo siamo stati catapultati indietro di circa 4 anni, trasportati dall’ondeggiare e dall’urtare della folla, dal fluire dei pensieri lasciati esprimersi a briglie sciolte e da tutte quelle canzoni così uguali a se stesse e così sempre più coinvolgenti dopo ogni pausa. Abbiamo inutilmente fatto colpo sulle mescitrici di birra (ma con il Cobra si va a botta sicura) ed ho dimenticato per una serata intera che ERO senza mac. Si, perché quello è arrivato ieri pomeriggio ed è davvero la Mercedes-Benz dei personal computer.