Homecoming
Ieri sera, stanotte, stamattina.. insomma quando sono tornato a casa, riflettevo su facebook. Non per rimostranze o invidia o sudditanza o venerazione o semplice disprezzo, no, semplicemente per illuminazione. Ho realizzato che non mi serve, così come non mi servono tante cose.
Il discorso è semplice, ho dei contatti sui vari sistemi di instant messaging che sono le persone con cui parlo di solito, ho dismesso altri account che non servono più ed ho i numeri di telefono delle persone con cui voglio parlare o di cui non voglio perdere il contatto. Inoltre, se voglio scrivere qualcosa di mio, di personale, lo faccio quissù.
Ed è più bello, magari durante le feste “comandate”, trovare qualcuno di conosciuto per la via e fermarsi a fare due chiacchiere o prendersi una birra insieme.. ed è come se non ci si sia mai allontanati, come se non ci si vedesse dal giorno prima e non da un paio d’anni.. ed è più bello non avere organizzato una cazzo di rimpatriata attraverso uno sterile social network che non si fa i cazzi suoi e che viene utilizzato prevalentemente per operazioni che uno strumento più obsoleto, inventato da tal Khaled Mardam-Bey, forniva già 15 anni fa.. ed è come se uscire e stare tra la gente riacquistasse un senso, desse nuovamente un impulso positivo per la sopravvivenza de “l’animale sociale” quale è l’uomo.
Idealista forse, o più semplicemente pragmatico. A questo punto non al passo con i tempi, ma di sicuro sto meglio io.
