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Me ne frego di Battiato

24 luglio 2009 ReF 2 commenti

[Colle Der Fomento - Vita]

Attitudine non vuole dire professare meramente una fede e presentarsi come si conviene. Dal mio punto di vista è buttarci in mezzo anche qualcosa d’altro.. l’attitudine è atteggiamento, è essere portati a fare quella cosa, uno perché ci si crede e due perché è coerente con il tuo modo di vivere.. che non è lo stesso di essere e vestire l’abito del fedele. Se non hai attitudine fai la fine delle troiette al concerto dei Municipal Waste che rifuggono la bolgia per preservare trucco e profumo.

Ieri, serata memorabile, in cui si festeggia il compleanno del vostro affezionatissimo, ho visto finalmente qualcosa andare al suo posto. Ho potuto finalmente assistere al manifestarsi del purismo di una razza.. ovviamente, scusate il gioco di parole, spuriata ogni tanto dal solito confuso di turno (leggasi robottino/robbosino dal naso aquilino, capelli stirati, orrendo costume rosso della sundek e controtempo/scoordinazione costante nel movimento degli arti oppure tipo crust dall’evidente zazzera-derivata-rasta con la maglietta dei converge).. che consta di soggetti in grado di surfare in diving la folla indossando dei braccioli dei gormiti, in grado di cercare di cavalcare uno squalo e un materassino gonfiabili mentre giocano con salvagenti e palloni da spiaggia. In tutto questo delirio sono riuscito a cogliere qualcosa, che non è la macchinetta fotografica malamente scaraventata via da Tony Foresta con un cazzotto, ma si tratta di essenza di pura razza thrash, accompagnata da olezzo, capelli lunghi, jeans aderenti, cappellini con la visiera alzata, velocità, incazzatura e birra. Ho visto anche il condizionatore buttare aria già in condensazione per il calore del mosh-pit. Diciamo che non ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione o il balenare dei raggi B, però quello che ho visto ha, a suo modo, dell’incredibile.. quantomeno per chi non ha mai calcato palchi o platee dove il sudore tante volte si mischia al sangue, dove non vale per una volta la moda che sia punk o del revival anni ’60 di uomini e donne o del cafone vestito d’Armani, ma dove vale il contatto fisico, dove lo sporcarsi fa parte del gioco, dove perdere la voce vuol dire che è stata finalmente usata e dove la tua cultura umanistica o scientifica te la puoi infilare su per il culo.

Questo non è un saggio

19 maggio 2009 ReF Nessun commento

[Colle Der Fomento - La Fenice]

Da un po’ di tempo mi sto domandando se mi stia rammollendo, assuefacendo o adattando al “sistema”.

Forse la mia verve critica scema sempre più verso l’esaurimento. Forse la mia vena polemica trova sempre meno spunti per aggredire e vessare le “mie” iniquità ed ingiustizie.

La mattina quando mi sveglio, mi sento preda di una routine; utilizzo musica aggressiva, preferibilmente italiana, per caricare le mie molle di “blind anger and hate”. Non voglio dimenticare, non voglio perdere mordente. Non guardo la TV, non seguo strani reality show e non ho modelli derivati da uomini e donne o amici di frà cazzo da Velletri (fatta eccezione per Mark Sinclair Vincent III, ma questo è un altro discorso). Una volta scrivevo della roba che poteva essere assimilata a canzoni, neanche tanto tempo fa ero in grado di “pensare punk” e metterlo nero su bianco. Ora non sono più in grado di annichilirmi e di ridurre ai minimi termini un argomento che avrebbe necessità di essere spiegato in più seminari.. c’è troppo da dire.

Uno dei problemi principali che hai quando cresci (non parlo di crescita anagrafica) è che cominci a vedere la complessità delle cose. Dal mio punto di vista rappresenta quasi sempre un male, più che un bene. Perdi di genuinità, acquisti in capacità di analisi ma ne risenti per quanto riguarda l’immediatezza e la spontaneità.

Resta il fatto che di motivi per cui battersi ne esce almeno uno ogni otto ore. Che tu sappia analizzarlo o che riesca a sviscerarne il cuore in due secondi di osservazione il risultato non cambia.

Ora guardo, ci rifletto, mi incazzo e infine posto. Non sono in grado di scrivere trattati, non potrei mai scrivere un libro se non mettendo insieme le mie riflessioni. Scrivo breve, colpisco duro e mi tengo la ragione.