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Posts Tagged ‘caput mundi’

Useless people in a wonderful country

28 luglio 2010 sVegan 1 commento

L’altra sera ero li che voltavo da via Borgo S. Pietro sui viali in macchina con Bruschetta, e me ne sono uscito con una frase del tipo “Gli italiani sono dei malviventi”.
Malviventi non nel senso di fuorilegge o ladroni, anche se purtroppo queste due categorie sono ben rappresentate sul suolo italico, ma nel senso etimologico del termine. Gente che non sa vivere bene. Eppure…….
Eppure abbiamo un paesaggio incredibile ,mare, monti, laghi stupendi, un clima ideale, i 2/3 del patrimonio artistico mondiale, la migliore cucina del mondo.
Tutta roba eridatata da madre natura o dal passato, è il presente che piange.
Urbanistica inesistente, tanto da rendere le nostre città luoghi dove la qualità della vita non brilla per positività, con la Caput Mundi in prima fila se si pensa che li un botto di gente regala ogni singolo anno due mesi della prorpia vita nell’esser relegati in una scatola di acciaio con le ruote, salvo poi guardare altrove e scoprire che anche nell’illuminata Bologna si sperimentano boiate costosissime come il Civis. Un popolo che da decenni ha smesso di insegnare al resto del mondo. Si ok abbiamo il made in italy, la moda ecc, ma se penso che negli ultimi 20 anni il miglior gruppo rock che abbiamo esportato sono i Lacuna Coil, con tutto il rispetto per il combo meneghino puoi solo ridere di riso amaro.
Se penso che i carrelli delle nostre madri/mogli/ragazze sempre più si riempiono di 4 salti in padella e tristezze simili.
Se penso che la stragrande maggioranza dei luoghi di ristorazione propinano una cucina scandalosa, a cominciare dalle pizzerie d’asporto che hanno trasformato un vanto in una specie di cartone con la pummarola ngoppa, tanto che io e il Ref siamo costretti a sfamarci dallo zozzone Indiano.
Se penso che il famoso espresso italiano il più delle volte è una terra bruciata imbevibile.
Se penso che stiamo li a scimmiottare il peggio degli altri popoli, in primisi l’etica dell’apparire a tutti i costi, tanto che per i nostri giovani un cazzone come Corona diventa un idolo, roba che se vai in giro con un maglietta con le effige del Che te la scambiano per una maglietta di un qualche gruppo rock.
Un popolo che non gode del piacere della lettura, che accetta tutto come se fosse un destino ineluttabile, a iniziare dal fatto che assistere a concerti live con suoni decenti è ormai un terno a lotto.
Un popolo di malviventi che vive male perchè ha perso lo spirito puro dei bambini che ti chiedeno in continuazione perchè.
Nessuno che si chiede il perchè su nulla, accetta tutto passivamente, tanto come cantano i Dogo a mangiare merda prima o poi ne apprezzi pure il gusto.
E sono giorni che assisto alla stessa scena, di adulti che si lamentano del fatto che le buste della spesa della Coop facciano schifo in quanto sono poco resistenti.
Nessuno si chiede del perchè una catena di negozi ad un certo punto decida di cambiare fornitore, dando ai porpri clienti un prodotto “peggiore” a prezzi più alti.
Nessuno che si prende la briga di leggere sulla busta che quest’ultima è prodotta con Mater-Bi (brevetto italiano), cioè con il mais per essere poi un prodotto 100% biodegradabile.
E quando gli spieghi, che è il frutto di una legge comunitaria, che durano poco perchè devono “durare” poco una volta finiti in natura ti guardano con la faccia di chi pensa ” e che cazzo me ne frega a me”.
Sì che che cazzo te ne frega a te se il mondo in cui vivi e che stai per lasciare a quei marmocchi, che giostrano intorno alla cassa nella vana speranza di arrivare a prendere le tic tac o l’ovetto kinder, è una unica discarica a cielo aperto.
Cosa te ne frega a te se il sacchetto di pastica si decompone dopo mille anni, soprattutto che te ne frega se nel pacifico staziona in continua crescita il “Trash vortex“, un ‘isola di immondizia di pastica di 2500km di diametro,il doppio dell’estensione degli USA!!!!!!!! alta anche 15 metri, in fondo è dall’altra parte del mondo.
Se ripenso a tutto ciò Io non mi sento italiano per una cippa della minkia, al massimo rivendico il mio orgoglio di Sannita.

It’s my life

24 luglio 2010 ReF Nessun commento

Il magùn…ammazza che magone che c’ho!

Non ho velleità emo, ma mi commuovo ogni volta che sento parlare della magia che Caput Mundi riesce a trasmettere. Tanti, tantissimi anni di stornelli, cantati da gente che a nominare ora ti si riderebbe in faccia. Non perché mediocri musicanti, ma perché sconosciuti ai miei interlocutori odierni.

E ancora mi stupisco quando uno confessa di non essere mai stato a Roma.. e come fai a spiegargli che roba è quella città? Per alcune cose dovresti rinascere direttamente e sperare di vivere un po’ di quelle luci, un po’ di quella magnificenza monumentale, un po’ di quel folklore per capire che anche lo smog che respiri in grosse quantità serve solo a fartela amare di più.

Ed in questi momenti sono seriamente deluso del buco in cui sono andato a cacciarmi, di una città che somiglia sempre più ad un parco gioci per giovani ricconi o ad un quartiere degradato in cui rincontrare tutti quelli che conosci, compresi quelli che non vorresti mai rivedere o quelli che “chi sei scusa? noi ci siamo conosciuti dove?”. In realtà non è così, è il caldo che mi fa parlare a sproposito ed offendere una città magnifica come questa. Qui c’è più o meno tutto, c’è forse anche troppo, c’è di sicuro qualsiasi cosa tu voglia, se hai voglia di allungare le mani per afferrarla. Ma non è questo che rende questa città bella, perché nel tutto c’è anche il peggio.. ciò che rende Bologna una città degna di nota, al pari di Torino quanto meno, non è il bolognese, che Iddio ce ne scampi e liberi (al pari di tutta la gente al di sopra del Po).. non è il folklore, che è davvero carente per mancanza di autoctoni degni di nota e che si riduce ad una villa in mano ad un magistrato aperta ogni primo lunedì del mese per creare dibattiti e ricreare l’ambiente del salotto buono tipico della zona (comunista).. non è la monumentalità spinta di una città che deturpa ogni giorno di più le proprie origini.. no, si tratta semplicemente dell’atmosfera giusta, delle luci soffuse, del giallo del Pratello, della scena multiculturale, dell’alzare gli occhi e vedere che è splendida anche al di sopra dei portici, dell’averci vissuto dei momenti che nessuno mai potrà vivere con così tanta intensità. E se Roma mi avrebbe offerto il Wu Tang Clan in un venerdì qualsiasi in cui compio gli anni, Bologna mi offre la possibilità di vivermi il quartiere come piace a me, perché i bolognesi sono troppo conigli e “busoni” per alzare la voce e perché ho un assoluto bisogno di scazzafottere sotto casa, di salutare la gente che passa, di sentirmi nel mio habitat e non buttato in un ambiente che funga solamente da contenitore.

Esordirei con un “cazzo” a chiare lettere per quanto mi stia salendo la rabbia.. è vero, mi viene la pelle d’oca quando mi si parla di aBbruzzo e di Roma, ma non ci sto a farmi dire che me la vivo addosso questa città. Quelli sono i classici personaggi che salgono per un percorso di studi o di lavoro per essere più lontani da casa, per essere più liberi di potersi muovere, per cercare di viaggiare appena possibile e per avere dell’indipendenza addosso pagata con i soldi di mamma e papà. Quelli sono i classici personaggi che ascoltano reggae quando c’è da farsi le canne, che ascoltano house o musica commerciale perché le balere si sono trasformate in troiai luccicanti dove andare a mostrare la nuova polo o camicia bianca in attesa dell’arrampicatrice sociale che come modello di vita ha la Carfagna. Non si tratta di quelle persone che vivono per una cosa, che lascerebbero un braccio nel pogo e che, se riuscissero a riprenderlo, lo lancerebbero al cantante per dirgli “ci sono anche io, cazzo!”.. non sono quelle persone che vogliono sentire il marmo ed il lastricato dei portici sotto la schiena perché è questo che ci hanno dato e perché se piove quando io ho pagato per il bel tempo non è detto che non possa godermi due stizze anche se ti girano i coglioni.

Non si tratta di essere alloctono, si tratta semplicemente di VIVERE una cosa, una situazione, di andare a sviscerare l’estremo per capire i limiti del dono che ti è stato fatto. E detta in tutta sincerità, preferisco essere additato come quello che non si sa divertire piuttosto che come quello che deve sempre mettere becco, perché io lascio il diritto a tutti di fare le proprie scelte, perché io le mie le ho fatte, me le sono patite e godute e ne ho ricavato qualcosa, ma di sicuro tutto quello che state cercando di fare io già l’ho fatto, l’ho realizzato ed anche divulgato. E questa è per chi mi sta a cuore.. crescere non vuol dire smettere di fare le cose, crescere vuol dire acquisire consapevolezza.. ma non stare a disperarti se questa consapevolezza non arriva, vuol dire solo che io sono meglio di te.

Minimal addiction

24 novembre 2009 ReF 1 commento

Una splendida botta di vita.. dopo qualche scazzo con la mia salute, probabilmente dovuto solo alla stanchezza accumulata, ho fatto qualcosa che non facevo da un’eternità.. concerto a Caput Mundi.. precisamente G.B.H. al Forte Prenestino a 5 euri.

Dovevamo essere in tre, anzi in quattro, forse in cinque, ma il profeta dell’HC non ha trovato la sistemazione in “Mamma Roma”, la mia donnina s’è accasciata sul letto in preda a mal di gola e raffreddore (che per ora non è riuscita ad attaccarmi), il fratello era impegnato con una cena e quindi ci siamo mossi solo io e il prode Stress0.

Forte Prenestino.. il solito culo coi parcheggi non poteva mancare in una macchina con due come noi.. più ingressi per un unico tunnel che sembra inghiottirti.. me lo ricordavo più sfasciato il posto.. l’avranno rimesso a posto in questi anni. Primo blocco di mattoni, primo tunnel, banchetto d’accoglienza con quasi-donna che prende i soldi per un biglietto che non c’è e per un timbro che non dà. Aperto, fresco e praticamente vuoto prima del secondo blocco di mattoni. Secondo blocco di mattoni, secondo tunnel.. identico al primo, cambiano solo i murales e posters affissi alle pareti. Tettoia di plexiglas, palco a sinistra, ingresso terzo blocco al centro, birra a destra e uscita nel parchetto più a destra ancora. Terzo blocco di mattoni, terzo tunnel, pulito.. non ce lo ricordavamo proprio.. probabilmente l’hanno sistemato ed aperto da poco (poco potrebbe dire anche 7 anni fa).

Nel pieno minimalismo punk della serata ci sta che suonino solo i quattro di Birmingham.. neanche tanto vecchi fuori, ma giovani e ancora incazzati dentro. Analizzando il concerto tra gente che usciva barcollando dalla ressa e chi entrava barcollando nella ressa, siamo giunti alla conclusione che un gruppo del genere non ha bisogno di far cover poiché è già la cover di se stesso. Nel senso che comunque dopo essere stati in giro per 30 anni ed aver all’attivo una ventina di pubblicazioni tra album in studio ed EP vari (ed hanno annunciato l’uscita imminente del loro ultimo lavoro in sede live), non hanno  bisogno di riscoprire la storia, perché la storia l’hanno fatta (anche) loro.. poi ci han smentito tirando fuori White Riot dei Clash, ma il concerto era già degenerato da tempo, con l’addetto alla security che invece di mantenere l’ordine sul palco sembrava incaricato di sobillare l’anarchia. Si è risolto tutto con una bella pogata con la band mentre noi eravamo a farci l’ennesima birra senza il timore di apparire fuori luogo come ad un concerto sXe. Del resto Scott Vogel insegnò al concerto coi full Blown Chaos e No Turning Back: “mi piacciono gli straight edge, ma amo la birra!”.

In se il concerto è filato via benissimo, un’oretta e mezza intensa e fitta di quelle quattro-cinque note ripetute allo sfinimento. Hanno ripescato un po’ da tutto il repertorio lasciando il meglio per ultimo, come nella migliore tradizione live. Noi ci siam destati dal nostro torpore da centro sociale su Diplomatic Immunity, Give Me Fire e sulla già citata White Riot. Per il resto del tempo siamo stati catapultati indietro di circa 4 anni, trasportati dall’ondeggiare e dall’urtare della folla, dal fluire dei pensieri lasciati esprimersi a briglie sciolte e da tutte quelle canzoni così uguali a se stesse e così sempre più coinvolgenti dopo ogni pausa. Abbiamo inutilmente fatto colpo sulle mescitrici di birra (ma con il Cobra si va a botta sicura) ed ho dimenticato per una serata intera che ERO senza mac. Si, perché quello è arrivato ieri pomeriggio ed è davvero la Mercedes-Benz dei personal computer.

Caput Mundi

5 ottobre 2009 ReF Nessun commento

Speravo in un po’ più di frescura, invece qui fa sempre caldo.. anche se preferirei che la temperatura di questi giorni si prolungasse per tutto l’anno, con quella bella e breve escursione termica durante la notte ed il sole che scalda dolcemente senza bruciare durante il giorno. Sta di fatto che doveva piovere a Caput Mundi in questo w-e, avrebbe dovuto.. forse rende meglio.. invece nulla. Sole, venticello (non Bombolo) e tanti turisti.. me compreso per una volta.. anche se continuo a ritenere l’Ara Pacis come un cazzotto nell’occhio dell’architettura romana.

Ho visto un gran bel film.. Tarantino merita di essere davvero annoverato tra i miei registi preferiti.. non che io abbia una lista di registi preferiti da poter sventolare sotto il naso di puristi o afecionados.. mi piacciono i soliti, non sto lì ad analizzarli, anche perché non ne sono capace e non mi piace un filone in particolare.. mi piacciono dei film, stranamente mi piacciono molti film di uno stesso regista, ergo mi piace come fa i film quel regista.

Parlavamo della città eterna.. il luogo in cui tutti i turisti si sentono come se fossero a Disneyland, senza giostre e montagne russe, ma solo con una macchinetta fotografica. Se esistesse una tassa sulla fotografia ai reperti archeologici il comune di Roma avrebbe più introiti della Nestlè. Ebbene, dopo un po’ di tempo mi ci sono recato con il treno.. andata e ritorno a 18€ e rotti.. grazie trenitalia.. e mi sono ricordato del perché non mi piace viaggiare in treno:

  1. Se lo trovi, il tuo posto (che hai prenotato) una volta su due è già occupato da una signora che non vuole viaggiare vicino al finestrino per via dell’aria condizionata o per chissàqualealtracondizionesfavorevoleallasuacomodità. E tu ti chiedi perché allora ha cazzo prenotato vicino al finestrino mentre io sono anni che prenoto il posto sul corridoio ma non ancora riesco a sedermici.
  2. La signora di cui sopra, o un’altro elemento di sesso femminile del tuo scompartimento (o quartetto di sedili sull’ES*) viaggia con una rivista di moda, commenta tutto quello che vede lissù o, ancora peggio, ne inizia a parlare al telefono con la sua migliore amica o con la madre.
  3. Se avete avuto la fortuna di trovare libero il vostro posto sul corridoio, sappiate che l’occupante del sedile vicino al finestrino si alzerà un delirio di volte per andare al cesso o a parlare al telefono.
  4. Infine ho sempre la fortuna di beccare in tutto il vagone l’unico elemento di sesso maschile che fa il rappresentante di sto cazzo per chissà quale agenzia di moda, sempre appiccicato al telefono oppure sempre che si aggiusta i polsini della camicia e nemmeno considera i commenti della signora di cui sopra perché troppo superiore.. lui è del settore, mica un acquirente qualsiasi, oh.
  5. Se prima, con un intercity, ci mettevi due ore e cinquanta minuti, ora ci metti due ore e cinquantaquattro minuti con un eurostar AV (che dovrebbe stare per Alta Velocità), il prezzo è raddoppiato e a me non pare nemmeno tutta sta comodità.

Viaggiare in treno è bello, vedi gente, scopri nuove personalità, passi il tempo in maniera conviviale a anche produttiva se accompagnati da libro o mac per lavorare e, per fortuna, hai del tempo per pensare.. parlo per me.. che non riesco ad instaurare un dialogo con i miei compagni di viaggio.. anche perché è impossibile.. sfido chiunque con un minimo di buon senso (e io ne ho da vendere come si sa) a riuscire a parlare con l’italiano medio che migra, tra l’altro sul peggior sistema di trasporti che l’autarchia ferroviaria permette, senza prenderlo per il culo o sentirsi presi per il culo da qualcosa di più grande..