469 a.C.
[Pennywise - You'll Never Make It]
Partiamo dall’assunto che Socrate ripiega sulla dialettica invece che sul puro gusto greco, inoltre sappiamo che era brutto come la fame e, in quanto brutto, portatore di malsani principi ed istinti. Quando gli si avvicinò il “fisiognomo” dicendogli che era un monstrum ed antro di tutte le peggiori brame, egli rispose “lei mi conosce, signore; è vero, ma io sono diventato signore di tutte loro”.
Tutto questo l’ho appreso leggendo Nietzsche, che vabbè era antisocratico, però svela delle belle verità. In questo ho sviluppato una chiave di lettura tutta mia, cioè che Socrate, Platone e tutti gli scolastici erano null’altro che dei nerd dell’antica Grecia. Se ci si pensa, per essere arrivata fino a me l’ironia di Socrate vuol dire che ha raccontato un po’ a tutti le sue gesta. Già me l’immagino, lì al bar con tutti i suoi discepoli e con gli altri che ascoltano: “nzomma, s’è presentato cullù che m’ha detto che sò un moshtro, io l’ho guardato e gli ho detto che è vero, ma che mi faccio forte della mia bruttezza” e tutti quanti lì ad applaudire tranne il barista che probabilmente pensa di buttare fuori quella massa di perdenti che rischia di far perdere credibilità alla propria tana di vecchi lupi di mare.
Insomma un manipolo di sfigati che faceva uso della dialettica non come ultima arma di difesa, ma come prima arma di offesa, dei nerd incarogniti con il mondo; mondo che giustamente li avrebbe schifati e puzzati se tutto questo fosse avvenuto oggi.
Nietzsche poi prosegue spiegando il perché questi erano dei decadentisti, del perché in un mondo dove il rigore sia ancora presente la dialettica dovrebbe essere denigrata, ma questa è storia sua.