Jacket on the chair and nothing on the desk

[Atlas Losing Grip - Decreasing Development]

Come avessi il dono dell’ubiquità mi barcameno tra due splendide e fredde città, in un inizio anno che per molti sarà anche l’ultimo del mondo così come lo conosciamo – mai avuto a che fare con tanti soggetti superstiziosi e catastrofisti come negli ultimi sei/sette mesi – e che per molti altri è l’ennesimo anno della svolta.. come se non avessimo imparato niente dagli sbagli delle scorse legislature e millemila manovre finanziarie, che hanno avuto come effetto solo quello di andare a ravanare nelle tasche di chi non ha neanche la forza di opporsi.

Stato sciupone, stato arraffone, status quo, stato masticato e sputato prima dell’appuntamento quotidiano con la solita mignotta.. l’investimento degli ultimi vent’anni in Italia, un triangolo spelacchiato in cui buttare fior fiore di miliardi di euro per plasmare un popolo di segaioli, di lesbiche e di papponi! Il tasso di disoccupazione al 30%.. io in controtendenza, come sempre del resto.. questa volta a guadagnare anche dei soldini decenti, almeno rispetto agli ultimi due anni, in cui l’unica rendita veramente copiosa è arrivata da una minaccia di causa. Un ragazzo su tre rimane a piedi, un quarantacinquenne su tre pure, un cinquantenne su tre anche.. trasversalmente coinvolte più generazioni di persone, che la prenderanno in quel posto durante tutti quei pochi anni che ci sono concessi di vivere su questo assurdo pianeta! Tutto dovuto, nulla si guadagna, persino il rispetto è dovuto a questo punto.. inconsapevolmente buttiamo avanti le mani per evitare di svuotare il portafogli, ma non facciamo un cazzo per evitare di danneggiare il prossimo, del resto non ci ha mica dimostrato del riguardo..

Io non sono più fregno degli altri, è semplicemente che, come chi mi conosce sa bene, mi muovo in flussi decisamente opposti a quelli che alimentano la maggioranza delle contingenze temporali.. sempre stato così, dalla fase punk alla mia vita HC passando per arte, lavoro, amori e beni di consumo. Ho una vita fortunata, in cui qualcuno mette il re di denari per me mentre cerco nel mazzo la briscola da giocare. Lo so, non si fa, soprattutto perché non stiamo parlando dell’asso di denari e perché io in mano ho solo una famiglia, una uajona fantastica e degli splendidi amici, tra quelli che hanno dimostrato di esserlo davvero, ma la briscola non ce l’ho ancora. Ma so anche che c’è stato un momento in cui, fame o non fame, si è prodotto talmente tanto da dichiarare lo stato di eccellenza in barba al resto del mondo, un momento in cui i finanziamenti erano mirati all’accrescimento della considerazione nei confronti del bel paese, non all’accrescimento delle taglie di tette e pettorali. Sempre più abbagliato dalla magnificenza di architetture antiche e di quanto grande sia stata la civiltà umana degli scorsi secoli. Le grandi opere, quelle vere, non le infrastrutture che tappano le falle economiche delle varie lobby di potere e che aprono voragini nelle casse dello stato, mi lasciano sempre a bocca aperta.. in grado di mettere a repentaglio la mia incolumità, mentre giro col naso all’insù nella città che ospita la mia nuova dimora. E, mentre ripenso ad un effetto che fino ad ora avevo provato solo a Caput Mundi, noto che ho ancora della strada, ho ancora da riempire le mie di falle, ora che ho un giubbotto sulla sedia e niente sulla scrivania della mia Bulåggna, tranne un monitor da riparare e due cavi sbilanciati per monitor che hanno cambiato casa.

Io non so perché il crepuscolo di questa società somigli tanto all’alba di una enorme discarica, ma mi stupisco sempre più di comportamenti totalmente disaffezionati, di usi e costumi volti semplicemente al mantenimento di un tenore di vita decentemente merdoso. Eppure ero convinto che l’educazione che ho ricevuto da piccolo fosse universalmente nota. Quando qualcuno, per redarguire un bardascio scapestrato, si faceva scappare fuori un “maleducato” di bocca, erano cazzi da cagare.. si, perché era come dire che era venuto meno l’inculcamento nel ragazzo di una certa forma di benevolenza/rispetto, di un certo comportamento virtuoso universalmente noto.. non era semplicemente il rispetto che puoi dare ad un estraneo, ma era come riconoscere la presenza di altre persone, facenti parte della tua società, che lavorano e vivono in funzione di essa, apportando dei miglioramenti per far stare meglio tutti, te compreso.. civiltà si chiama altrove, Keynes ne ha parlato in tanti termini, ma il succo è sempre lo stesso.

Ebbene, sorpassando il confine simbolico tra Italia e terra di nessuno, costituito da un grande fiume il cui nome si compone di sole due lettere, la prima delle quali è una P e la seconda è una O, sembra come se si giungesse in altri territori (di nessuno appunto) dove tutti sono fortemente attaccati a qualcosa che fino a 30 anni fa nobilitava lo spirito e che ora contribuisce solamente ad alimentare i vermi che popolano una mela marcia. Una splendida terra dove la disoccupazione è nettamente al di sotto della media nazionale, ma dove la vita umana ha una perfetta trasposizione monetaria.. in base a quella sei considerato degno di stare affianco agli altri nella società oppure un reietto. Ragazze già consapevoli di quali siano i mezzi di locomozione che dimostrano quant’è florido un conto in banca e che conoscono bene cosa voglia dire essere un colletto bianco, che davanti ad una bugia ben congeniata sono in grado di aprire le porte dell’inferno, tirare fuori tutti i demoni dal girone dei lussuriosi e insegnare loro qualcosa riguardo l’edonismo.. gente che della famiglia ha fatto solo lo strumento per ottenere servizi e bonus, sovvenzioni e sgravi fiscali.. non importa che l’anulare sinistro sia occupato, non si chiama fede quella, ma solitario da 1250 caffè al bar.

Sentenzio l’inizio di un nuovo anno!

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