Fast food Music

La Musica…..delle sette Arti è sicuramente quella più trasversale, quella di cui nessun essere umano può fare a meno, sia esso l’ultimo degli aborigeni o il più illuminato degli intellettuali occidentali. Certo i livelli di ascolto possono essere i più disparati. Si va dal terrone/zingaro di turno che ascolta i suoi idoli neomelodici, a quello che ascolta solo musica mainstrem canticchiandosela in macchina o sotto la doccia fino ad arrivare a quelli che vivono di musica, nel senso che senza si sentirebbero persi, vuoti, o che con la musica ci campano e a volte pure alla grande. Io mi colloco sicuramente nella penultima fattispecie, da quando tredicenne il Demone della Musica si è impadronito di me e da allora ho dedicata a questa nobile arte tanto di quel tempo che l’avessi dedicato allo studio della fisica ora sarei accanto a Rubbia a parlare di fusione a freddo e di mega specchi per la produzione di energia dal sole. Non solo, ho sempre avuto un approccio da purista nei confronti della musica, sin da quando adolescente compravo solo cd’s originali, due al mese per la precisione, guardando come appestati i mei amici che se li masterizzavano, senza godere dei testi, delle copertine, dell’odore chimico dei libretti. Poi pian piano ho ceduto pure io alle nuove tecnologie, prima i cd masterizzati, poi la musica in formato digitale fino ad arrivare al punto in cui non mi ricordo più quando è stato il giorno in cui sono uscito di casa per andare in un negozio e comprarmi un “disco”. Poi…… giorni fa ero giù a casa, a cena in famiglia, e mio fratello se ne esce con una frase:”si tanto adesso la televisione cellò per terra”. Li per li non mi pongo nemmeno il dubbio di tale stranezza, in fondo è mio fratello. Finita la cena torno a casa mia, entro in sala e sul carrello della tele trovo in bella posa, un giradischi anni 80, di quelli che fanno impianto hi-fi solo a vederli. ” Si è un giradischi giapponese col braccio inglese e la testina scozzese, sai col mio amplificatore tedesco con valvole russe avevo bisogno di una testina che mi producesse un suono + squillante per renderlo + simili a quello del cd”. Mi fido di mio fratello, accendo l’Impianto, faccio andare un super-audio-cd di Diana Krall per far scaldare le valvole (sono russe, vengono dal freddo) e già li capisci che c’è di meglio nel tuo mondo, un po’ come quando ti fanno del sesso orale, il gesto è lo stesso, ma tra il livello base e un soffocotto fatto allo stato dell’arte ci passano 10 livelli di goduria in mezzo. Passati 45′ ti alzi dal divano e metti sul piatto del giradischi quel capolavoro di musica che è “The dark side of the moon”, fatto da gente che già nei 70′s poteva permettersi produzioni che il 98% delle produzioni attuali si sognano. I minuti passano, le note scorrono e la goduria è tale che come durante una profonda sessione di meditazione “REALIZZI”. Realizzi che tu fino ad ora ti sei limitato a fruire della musica in modo compulsivo, ad apprezzare solo il fatto che una canzone possa essere bella o brutta e non che il bello possa essere esperito a vari livelli (vedasi la metafora della fellatio). Anzi capisci che col tempo sei caduto in basso, dall’essere un tredicenne con l’orecchio musicale poco formato che ascoltava musica con il suo impianto da un milione di lire, a ultra trentenne con le sue casse da pc di soli 79 euri. Insomma l’arte è arte e così come non ti puoi limitare a vedere i quadri su di un depliant perchè se li vedi dal vivo le emozioni possono essere travolgenti, così la musica dovrebbe essere fruita nel migliore dei modi possibili, in proporzione a quello che le nostre tasche ci consentono. Con questo credo che la mia spesa folle nella vita non sarà per un auto sportiva che sgarra la strada, ma per un impianto Stereo coi controcazzi. Nel frattempo una sera di queste entro di soppiatto a casa del Maestro Muti per sentire che robba può tenere dentro le mura di casa, come minimo le membrane delle casse devono essere fatte di pelle umana…

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