Come in un passaggio topico di Trainspotting, Spad dice “mi spasso a vedere la gente a spasso” io ultimamemente mi sento a disagio nel disagio.
Quel disagio che per oltre 15 anni ho frequentato più che volentieri, quel disagio che portava il padre di Antonio a dire, guardandoci, “esse chess li disaggite”. Disagio che era o sarebbe dovuto essere la voglia di guardare e vivere le cose della vita in maniera diversa dalla massa, dal conformismo ecc ecc.
Poi nel giro di un mese mi ritrovo a vivere due situazioni foriere di disagio e a trovarmi fuori luogo, a non capire dove la mia generazione sta andando e cosa, soprattutto, ha intenzione di fare. La cosa paradossale è che la stessa sensazione l’ho vissuta in due luoghi e circostanze lontanissime tra loro.
La prima all’XM24, nella serata dell’U.A.A.R, serata di matrimoni pagani dicevano loro, piena del beshtiame solito che anima i centri sociali della nostra dannata penisola, la seconda a San Salvo, locale cool in quel della marina piena di persone che si scambiavano abbracci e sorrisi col loro bello spritz di ordinanza in mano e in entrambe le situazioni alla fine mi sono ritrovato a rompermi i maroni e a sentirmi solo, nonostante fossi tra amici e attorniato da centinaia di persone.
Il punto è”ok viviamo in mondo che non ci piace, nemmeno un po’, non il mondo Naturale che quello di suo sarebbe perfetto, il mondo degli umani esseri imperfetti per punizione divina”, siamo tutti quanti qui che ci lamentiamo di quello e di quell’altro ma poi cosa facciamo in concreto per cambiare lo status quo.
Voglio dire i nostri nonni hanno fatto i loro errori, i nostri genitori c’hanno messo il carico a denari ma in che modo la generzione dei 25-35enni pensa di cambiare le cose, vivendosi so disagio in modo solo nichilista, no grazie.
Ultimamente ogni volta che mi collego su feisbuc, il social forum + di moda, mi viene solo da ride.
Tutta gente che si iscrive a vari gruppi di protesta, dove l’unico sforzo è quello di cliccare col tasto sinisto su di un bottone virtuale, bella, bella davvero.
Gente che si iscrive al gruppo contrario al massacro degli animali da pelliccia eppoi gli stessi vanno in giro col giubbotto col pelo di asian dog intorno al collo, pittosto che col piumino.
Gente che si schiera coi palestinesi sempre in questi gruppi e se gli chiedi della guerra dei Sei Giorni, ti risponde, “boh io conoscevo le dieci giornate di Brescia e le 4 di Milano ma quesse mi sfuggono proprio” :-(.
Quello che s’avanta di fare la differenziata e che la sta pure diffondendo tra i suoi colleghi, poi tu li fai notare che in un anno di dieta free meat risparmi alla terra il disboscamento di tanti alberi pari a 500.000.000 di fogli A4 e allora cambia discorso o comincia a cincischiare, o quell’altro radical chic che c’ha la macchina ibrida per inquinare di meno e allora tu gli citi i dati O.N.U per cui l’alimentazione a base di carne produce più gas serra di tutti i mezzi di trasporto del mondo messi insieme, il 40% in + e quesso come quello di prima comincia ad arrampicarsi sugli specchi.
Nessuno caxxo che ti dica, o Gui questo che mi stai dicendo mi è nuovo, però ho voglia di approfondire il discorso e in caso vedrò di comportarmi di conseguenza visto che a se tematiche ci tengo sul serio e non solo per far vedere agli altri o alla mia coscenza che faccio qualcosa per i miei prossimi vicini e lontani.
Tutti che ci lamentiamo del nostro bel Paese dove meritocrazia vuol dire clientelismo, eppoi tutti li pronti a sfruttare al zambata in gulo o la raccomandazione per il posto bazza nella P.A.
Sai che c’è, che alla lunga mi sto stancando di sentire persone che fanno bla bla bla dalla mattina alla sera e poi sono parti integranti dei problemi di cui parlano.
Il Mahtma Gandhi disse” sii il cambiamento che vuoi vedere” e mai come in questi tempi tali parole dovrebbero essere da guida alla gioventù bruciata.
Hai saltato quelli che per soggezione o per vergogna o per farti vedere che sono sensibili all’argomento ti dicono “no, ma io ne mangio poca di carne”..
Comunque i nostri genitori c’hanno messo sì il carico a denari.. ma addò cazzo stanno le briscole vorrei sapè…
Guarda oramai con quelli che mi dicono io ne mangio poca di carne, mi metto a sorridere, voglio dire sai che dietro ciò che fai c’è qualcosa che non troppo quadra ma fai finta di niente e te ne abbrivogni, giù nel primo cerchio dell’inferno finisci senza passare dal via, caxxo manco le palle di dire a me non me freca niente a me la carna me lo jova assai e basta….
Bah Bah Bah
Ahahahah quello solo io e Vic te l’abbiamo sempre detto :D
Questo articolo è uscito sul Times, giornale conservatore britannico:
Dobbiamo aggiustare l’immagine distorta che abbiamo di Hamas
di William Sieghart
su Times online del 12/01/2009
Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo.
La settimana scorsa ero a Gaza. Mentre ero lì ho incontrato una ventina di poliziotti che partecipavano a un corso in gestione dei conflitti. Erano ansiosi di sapere se gli stranieri si sentivano al sicuro da quando Hamas era al governo. “Sì, certamente!” ho risposto. Senza dubbio gli ultimi 18 mesi hanno visto una relativa calma per le strade di Gaza; nessun uomo armato per le strade, niente più rapimenti. Hanno sorriso pieni di orgoglio e ci hanno salutato con un arrivederci.
Meno di una settimana dopo tutti questi uomini erano morti, uccisi da un razzo israeliano durante una cerimonia di passaggio di grado. Erano “uomini armati e pericolosi di Hamas” ? No, erano poliziotti disarmati, impiegati pubblici uccisi non durante un “campo di addestramento militante” ma nella stessa stazione di polizia al centro di Gaza City usata dagli Inglesi, dagli Israeliani e da Fatah durante il periodo in cui questi guidavano il paese.
Questa distinzione è cruciale perché mentre le terrificanti scene di Gaza e Israele vengono trasmesse nei nostri schermi televisivi, si sta combattendo anche una guerra fatta di parole che sta oscurando la nostra comprensione della realtà dei fatti.
Chi o cosa è Hamas, il movimento che il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak vorrebbe annientare come se fosse un virus? Perchè ha vinto le elezioni palestinesi e perché permette che vengano sparati razzi su Israele?
La storia degli ultimi tre anni di Hamas rivela come l´incomprensione riguardo a questo movimento da parte dei governi di Israele, degli Stati Uniti e Regno Unito ci abbia condotto alla situazione brutale e disperata in cui siamo.
La storia comincia circa tre anni fa quando “Cambiamento e Riforma”, il partito politico di Hamas, ha inaspettatamente vinto le prime elezioni libere e regolari del mondo arabo, in una piattaforma politica che vedeva la fine della corruzione endemica e il miglioramento dei quasi inesistenti servizi pubblici nella Striscia di Gaza. Contro un´opposizione divisa questo partito apparentemente religioso si è impresso nella comunità a prevalenza laica tanto da guadagnare il 42 per cento dei voti.
I palestinesi hanno votato per Hamas perchè hanno pensato che Fatah, il partito del governo che hanno bocciato, li ha delusi. Nonostante la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello Stato d´Israele, Fatah non ha realizzato uno Stato palestinese.
E´ essenziale sapere questo per capire la cosiddetta posizione di rifiuto di Hamas. Che non riconoscerà Israele o rinuncerà al diritto di resistere finchè non sarà sicuro dell´impegno mondiale a raggiungere una soluzione per la questione palestinese.
Nei cinque anni in cui ho visitato Gaza e la Cisgiordania ho incontrato centinaia di politici e di sostenitori di Hamas. Nessuno di loro ha professato lo scopo di islamizzare la società palestinese, in stile talebano. Hamas conta troppo sui votanti laici per fare questo. La gente ascolta ancora la musica pop, guarda la televisione e le donne ancora scelgono se indossare il velo o no.
La leadership politica di Hamas è probabilmente la più qualificata nel mondo. Può vantare nelle sue file più di 500 laureati col titolo di dottorato, la maggioranza fatta di professionisti della classe media (dottori, dentisti, scienziati, e ingegneri).
La maggior parte della leadership di Hamas si è formata nelle nostre università è non ha maturato nessun odio ideologico contro l´Occidente. E´ un movimento basato sul malcontento, dedicato ad affrontare l´ingiustizia compiuta sul suo popolo. Ha coerentemente offerto una tregua di dieci anni per fornire uno spazio di respiro per poter risolvere un conflitto che continua ormai da pià di 60 anni.
La reazione di Bush e Blair alla vittoria di Hamas nel 2006 è la chiave dell´orrore di oggi. Invece di accettare il governo democraticamente eletto, hanno finanziato un tentativo di rimuoverlo con la forza; addestrando e armando i gruppi di combattenti di Fatah per rovesciare militarmente Hamas e imporre ai Palestinesi un governo nuovo e non eletto da loro. Come se non bastasse, 45 membri del Parlamento di Hamas sono ancora detenuti nelle prigioni israeliane.
Sei mesi fa il governo israeliano ha accettato una tregua, mediata dall´Egitto, con Hamas. In cambio del cessate il fuoco Israele ha acconsentito all´apertura dei valichi e permesso il libero flusso dei beni essenziali dentro e fuori da Gaza. I lanci di razzi sono terminati ma i valichi non sono stati mai totalmente aperti, e la popolazione di Gaza ha iniziato a morire di fame. Questo devastante embargo non è una vittoria della pace.
Quando gli occidentali chiedono che cosa abbiano in mente i leader di Hamas quando ordinano o permettono il lancio di razzi su Israele, non stanno comprendendo la posizione dei palestinesi. Due mesi fa le Forze di Difesa israeliane hanno rotto la tregua entrando a Gaza e cominciando di nuovo il ciclo di uccisioni.
Dal punto di vista palestinese ogni giro di razzi lanciati è una risposta agli attacchi israeliani. Dal punto di vista israeliano è il contrario. Ma cosa significa quando Barack parla di distruzione di Hamas? Significa uccidere il 42 per cento dei palestinesi che hanno votato per esso? Significa rioccupare la Striscia di Gaza da cui Israele si è ritirato così dolorosamente tre anni fa? O significa separare in modo permanente i palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania, politicamente e geograficamente?
E per coloro il cui mantra è la sicurezza di Israele, quale sorta di minaccia costituiscono i tre quarti di un milione di giovani che stanno crescendo a Gaza con un odio implacabile contro chi li riduce alla fame e li bombarda?
E´ stato detto che questo conflitto è impossibile da risolvere. In realtà, è davvero semplice. Il vertice delle mille persone che governano Israele (politici, generali e lo staff della sicurezza) e il vertice dei palestinesi islamisti non si sono mai incontrati. Una pace che sia tale richiede che questi due gruppi si siedano insieme senza pregiudizi. Ma gli eventi di questi giorni sembra abbiano reso ciò più improbabile che mai. Questa è la sfida per la nuova amministrazione di Washington e per i suoi alleati europei.
Ok, posso capire le ingiustizie e la voglia di fare chiarezza, posso capire tutto quello che vuoi, ma questo ora cosa c’entra?